Salute

Cinque giovani mamme e i loro piccoli in grembo morti in sette giorni. Vite spezzate sul nascere e famiglie alle quali è stato rubato il futuro. Famiglie sulle quali lo Stato si appresta a rovesciare l'onere della prova per il risarcimento del danno, attraverso il Disegno di Legge Gelli sulla Responsabilità professionale del personale sanitario in approvazione alla Camera dei Deputati la prossima settimana. Di questo stiamo parlando. Si è vero, i dati sulle morti materne pongono l’Italia in linea con altri paesi dell’Unione europea, con circa 10 casi ogni 100mila bambini nati vivi, ma è vero anche che l’Istituto Superiore di Sanità afferma che intervenendo sulle “criticità” possiamo ridurre la mortalità materna di circa il 50%. In pratica possiamo salvare decine di vite ogni anno.

Il Ddl sulla responsabilità professionale del personale sanitario continua il suo iter di approvazione in Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati ma una parte della strada che si sta tracciando finirà per penalizzare i diritti del malato. Si è ancora in tempo per rivedere alcune norme in esso contenute, visto che deve essere concluso il primo passaggio alla Camera dei Deputati e deve essere avviata la seconda lettura al Senato: si può e si deve fare. Ecco alcune tra le principali questioni da affrontare subito.

studio medico

È appropriato anche ritirare un Decreto sbagliato. Subito un "Programma Nazionale Linee Guida per la promozione dell'appropriatezza" e PDTA.

Il cosiddetto "Decreto appropriatezza" del Ministro Lorenzin ha una serie di criticità ma soprattutto un peccato originale. Vale a dire: una tra le misure individuate da Governo e Regioni per "declinare" il taglio lineare al Fondo Sanitario Nazionale di 2,352 miliardi per ciascuno degli anni 2015 e 2016 previsto nel Decreto Legge enti locali di agosto di quest'anno.

E' chiaro quindi che il Decreto muova da un'esigenza e da ragionamenti che attengono alla dimensione economica. Ciò è confermato dal combinato disposto di due elementi fondamentali previsti nel Decreto, e cioè la tabella delle condizioni di erogabilità delle 208 prestazioni specialistiche a carico del SSN (vale a dire una vera revisione e compressione dei LEA), nonché le sanzioni economiche imposte ai medici qualora prescrivessero su "ricetta rossa" prestazioni al di fuori dei criteri stabiliti (riducendo il medico ad un vero e proprio funzionario amministrativo).

autismo

Il 12 settembre è una data di svolta per le persone che hanno “disturbi dello spettro autistico” e per le loro famiglie. Questa è la frase che molti vorrebbero poter affermare con forza, visto che entrerà in vigore la legge n. 134/2015 in quella data. Una legge di successo nella prospettiva politica, visto che è stata approvata dalla Camera con 296 voti favorevoli e 6 contrari, con l’obiettivo dichiarato di migliorare le condizioni di vita, diagnosi, cura e abilitazione per le persone che con questi disturbi si confrontano.

E’ sicuramente una buona notizia, frutto dell’impegno e del lavoro, tra l’altro, di molte associazioni di cittadini, in particolare di familiari e pazienti, che con determinazione hanno contribuito a porre all’attenzione del legislatore i problemi con i quali si confrontano e avere una legge ad hoc, considerata una legge quadro sul tema, che dovrebbe rendere la vita più facile e trovare risposte chiare nelle Istituzioni socio-sanitarie.

“Dobbiamo anche continuare ad essere un problema, un pungolo che rompe gli equilibri. Dobbiamo continuare a stanare ciò che non funziona ledendo diritti, dobbiamo fare pressione per allargare l’orizzonte degli stessi, in piena sintonia con ciò che l’evoluzione dei tempi impone”. Con queste parole, uno dei fondatori del ostro Movimento, Giovanni Moro, ha emozionato la folta platea che ha assistito alle celebrazioni del trentacinquennale del Tribunale per i diritti del malato di Cittadinanzattiva lo scorso 14 giugno in Campidoglio.

Una manifestazione che ha visto la partecipazione di decine e decine di volontari del Tribunale, che quotidianamente offrono la vera forza su cui si basano le nostre attività.  L’imponenza della storia, dei numeri, dei fatti e dei risultati raggiunti dal Movimento è stata il frutto di forze, coscienze, sensibilità, storie, competenze, pensieri, azioni di persone, cittadini attivi, che hanno fondato, animato, sviluppato e sostenuto giorno dopo giorno il Tribunale e i diritti dei cittadini.

Attraverso 23 tappe che si svolgeranno su tutto il territorio nazionale fra aprile e ottobre, con la campagna "La mia salute è un bene di tutti. #sonomalatoanchio" desideriamo perseguire due obiettivi: da una parte occuparci dei bisogni di salute più urgenti e dei diritti alla salute maggiormente negati in ciascun territorio; dall’altra ricordare una ricorrenza, la nascita del Tribunale per i diritti del malato, 35 anni fa.
L’età del Tribunale per i diritti del malato coincide esattamente con quella del Servizio sanitario nazionale, a indicare che, fin dall’inizio, il ruolo che il Tribunale si è posto è stato quello di “concorrere” al governo della sanità del nostro Paese, anche attraverso la difesa del SSN, il principale strumento con cui ancora oggi è garantito il diritto alla salute dei cittadini; e difendendolo come si difendono i beni comuni da un uso improprio o egoistico, che rischia di indebolirli e depauperarli irrimediabilmente.

prontosocc salute 2015 02 12

La crescente insostenibilità dei costi per accedere alle cure di cui si ha bisogno e l'affanno del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) nel garantire il tempestivo accesso alle prestazioni, anche per malati cronici, rappresentano le due questioni che emergono con maggiore forza dal XVII Rapporto PiT Salute "(Sanità) in cerca di cura" del Tribunale per i diritti del malato (TDM)-Cittadinanzattiva, presentato a Roma il 30 settembre.
In realtà sono tutte criticità che i cittadini e la nostra Associazione segnalano e denunciano ormai da tempo, e che puntualmente vengono lasciate senza risposte dalle Istituzioni, o nel caso in cui queste giungano quasi sempre vanno in tutt'altra direzione rispetto alle esigenze e ai bisogni reali dei cittadini e del SSN. E' il caso dei ticket in sanità.

farmaci 2015 02 15

Curarsi non è più solo un problemi di soldi. Il cittadino, soprattutto se affetto da una malattia cronica o rara, non solo ricorre al suo portafogli  - sempre più ristretto - per far fronte ai tagli e alle carenze dell’assistenza socio-sanitaria pubblica, ma, sempre più spesso, è costretto anche a rinunciare a permessi di malattia o addirittura a “nascondere” la propria patologia per conservare il posto di lavoro.
Il commento al XII Rapporto nazionale sulle politiche della cronicità, dal titolo "Permesso di cura", che il 13 dicembre Cittadinanzattiva-Coordinamento nazionale delle Associazioni dei malati cronici (CnAMC) presenta presso la Sala della Mercede della Camera dei Deputati.è pubblicato nel numero in edicola del settimanale Il Salvagente.

cureeuropa 2015 02 15

Nonostante il Governo abbia approvato il decreto legislativo di attuazione, come previsto, entro il 4 dicembre, i pazienti dovranno ancora attendere mesi per poter esercitare concretamente i diritti previsti dalla Direttiva europea.
Infatti il D.LGS (il testo è disponibile sul sito di Quotidiano sanità) per perfezionarsi deve ancora ricevere, con tempistica non chiara, il parere della Conferenza Stato-Regioni e delle Commissioni parlamentari competenti di Camera e Senato. Da considerare che l'elenco delle prestazioni che necessitano di autorizzazione preventiva dovrà essere individuato con specifico e ulteriore Decreto da adottarsi entro 60 giorni dall'entrata in vigore dello stesso Decreto legislativo o nelle more tramite specifiche delibere regionali con conseguenti e possibili difformità sul territorio nazionale.

luca zaia 2015 02 15

In Veneto apertura straordinaria delle strutture contro le liste di attesa. La nostra intervista al Presidente della Regione Zaia.
Come nasce questa iniziativa delle aperture fuori dagli orari classici?
R. Pensando (e lo facevo da tempo) agli interessi di cittadini. In Veneto siamo bravissimi a curare, un po’ meno nella fase precedente, che è quella delle visite e delle diagnosi.
E’ così nata l’idea dagli ospedali aperti di notte per sfruttare al meglio i grandi macchinari come Tac e Rmn e offrire al cittadino un’alternativa agli orari diurni con un doppio obiettivo: abbattere le liste d’attesa e creare le condizioni migliori per chi lavora e non deve chiedere permessi. Non dimentichiamo poi che di sera non ci son problemi di traffico e parcheggi e anche questo è un fattore molto gradito dalla gente.

 

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