L’Epatite C
In Italia le epatiti virali costituiscono una vera e propria emergenza sanitaria, in particolare l’epatite C. Lo confermano i dati pubblicati nel Libro Bianco AISF 2011 e nel Technical Report sulle Epatiti B e C del Centro Europeo per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie (ECDC).
Tali pubblicazioni contengono una dettagliata analisi epidemiologica, sociale ed economica delle epatopatie in Europa, evidenziando il triste primato del nostro Paese in termini di numero di soggetti HCV positivi e di mortalità per tumore primitivo del fegato (HCC).

Dati ISTAT del 2008 riferiti al contesto nazionale confermano più di 20.000 decessi/anno a causa di epatite cronica, cirrosi e tumore del fegato evidenziando l’impatto che ha l’epatite sul SSN, sulla società e sulle famiglie italiane, oltre che sui singoli individui affetti da epatite e relative complicanze.
Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità il 21 Maggio 2010 ha riconosciuto per la prima volta l’epatite virale come un problema sanitario di impatto globale e ha approvato la prima risoluzione sull’epatite, al fine di creare un forte sistema di collaborazione tra gli Stati nella lotta a questa priorità sanitaria.
Si può affermare che sebbene una stima precisa della prevalenza di anti-HCV non esiste, è verosimile che circa il 3% della popolazione italiana è venuta a contatto con il virus, e che circa 1.000.000 siano i pazienti portatori cronici del virus dell'epatite C (HCV).
Il Technical Report dell’ECDC conferma la maggiore prevalenza nelle aree meridionali ed insulari, e la forte variabilità nelle diverse aree della penisola (dall’8% al 2%).
Attualmente per il trattamento dell’Epatite C sono disponibili i nuovi inibitori della proteasi, approvati negli USA dalla Food and Drug Administration (Agenzia per gli Alimenti e i Medicinali, abbreviato in FDA), in Europa dall’EMA (Agenzia europea per i farmaci), e più recentemente in Italia dall’AIFA.
I nuovi farmaci, in associazione al trattamento già disponibile a base di (PEG-) interferone e ribavirina, andranno a costituire la triplice terapia: nuovo trattamento per la sottopopolazione di pazienti HCV positivi del genotipo 1 non-responder alla terapia standard.
La triplice terapia, con l’introduzione degli inibitori di proteasi di prima generazione, aumenterà la percentuale di successo dei trattamenti oltre il 70%.
Ora, per rendere realmente accessibili ai cittadini-pazienti queste terapie, dopo l’approvazione a livello nazionale, sarà necessario superare tutti gli ulteriori passaggi autorizzativi previsti a livello regionale/territoriale attraverso l’inserimento dei nuovi farmaci nei prontuari terapeutici ospedalieri (PTO), regionali (PTOR) e di Area Vasta (PTAV), con tempi elefantiaci e incompatibili con lo stato di salute dei cittadini. A questi tempi vanno sommati quelli necessari per garantire l’uso effettivo da parte delle strutture sanitarie, in media ulteriori 70 giorni.

 

Tutti questi passaggi regionali oltre a duplicare funzioni già svolte dall’AIFA:

  • non garantiscono uniformemente pari opportunità terapeutiche ai cittadini;
  • ritardano e/o negano fortemente l’accesso alle terapie da parte dei pazienti, allontanando l’unica possibilità di bloccare l’evoluzione della patologia;
  • assorbono ingenti risorse economiche necessarie per sostenere le macchine amministrative regionali che se ne occupano: circa 400 membri impegnati nelle Commissioni Regionali del Farmaco ai quali si aggiungono tutte le figure amministrative necessarie.

Inoltre, occorre segnalare un’altra questione che influisce pesantemente sul grado di accesso a queste terapie da parte dei pazienti: ci riferiamo all’individuazione dei centri utilizzatori da parte di ciascuna Regione, come previsto dalle Determinazioni AIFA.
Il rischio che si paventa è quello di un numero esiguo di centri individuati e/o una loro distribuzione inadeguata sul territorio regionale, fonti sia di molteplici disagi per i pazienti (distanza, affollamento strutture, interruzione rapporto medico-paziente in essere, etc.), sia di vere e proprie difficoltà di accesso alle terapie.

(ultimo aggiornamento: giugno 2013)

Condividi

Questo sito web utilizza cookie. Continuando la navigazione si accettano gli stessi.