A seguire, una sintesi dei principali problemi riscontrati dai cittadini su questo argomento.

Servizio sanitario nazionale: accesso di lusso” (sintesi Rapporto Pit 2016)

Difficoltà di accesso alle prestazioni (soprattutto complesse come visite, interventi, PMA), cattive condizioni delle strutture, difficoltà nel rapporto con medici di famiglia e pediatri, deficit e costi dell’assistenza residenziale e domiciliare, criticità per costi, limitazioni e indisponibilità dei farmaci, documentazione sanitaria incompleta o inaccessibile, lentezza nella procedura di riconoscimento della invalidità e dell’handicap, maggiori criticità nella rete dell’emergenza-urgenza

xix rapporto pit salute accesso di lusso per i cittadini e il ssn pare in ritirata INFOGRAFICHE2016 05

Fonte Cittadinanzattiva – Rapporto PiT Salute 2016

Difficoltà di accesso alle prestazioni (soprattutto complesse come visite, interventi, PMA), cattive condizioni delle strutture, difficoltà nel rapporto con medici di famiglia e pediatri, deficit e costi dell’assistenza residenziale e domiciliare, criticità per costi, limitazioni e indisponibilità dei farmaci, documentazione sanitaria incompleta o inaccessibile, lentezza nella procedura di riconoscimento della invalidità e dell’handicap, maggiori criticità nella rete dell’emergenza-urgenza. Sono queste le principali questioni che emergono dal XIX Rapporto Pit Salute del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva, presentato oggi a Roma, dal titolo “Servizio sanitario nazionale: accesso di lusso” e che si basa su 21.493 segnalazioni giunte nel corso del 2015 al PiT Salute nazionale e ai PiT Salute locali e sezioni territoriali del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva.

 

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Fonte Cittadinanzattiva – Rapporto PiT Salute 2016

Il primo dato che emerge dalle segnalazioni dei cittadini è relativo alle problematiche nell’accesso agli interventi chirurgici: un aumento consistente, dal 28,8% del 2014 al 35,3% della rilevazione 2015, per una problematica in costante aumento anche a causa della chiusura di strutture ospedaliere e della ridotta disponibilità di sale operatorie e personale a causa dei tagli; si tratta di un problema nazionale, dato che le politiche di governo sanitario degli ultimi anni si sono concentrate su tagli delle spese e riduzione delle risorse. 
La seconda voce di rilievo nella grafica è relativa alle liste d’attesa per l’accesso alle visite specialistiche, con un valore , per il 2015, pari al 34,3%; anche in questo caso ci si trova in presenza di un dato in ascesa, confrontato con il suo riferimento nel 2014, pari al 26% sul totale: i motivi di un aumento così importante sono da individuarsi, anche in questa circostanza, in una accresciuta difficoltà da parte dei cittadini nel riuscire a prenotare una visita specialistica all’interno della finestra temporale ideale per l’attività di controllo – ad esempio – della patologia cronica di cui soffrono, oppure per la finalizzazione della diagnosi di una patologia emergente, per l’impostazione o correzione della terapia farmacologica in riferimento a mutate condizioni di salute.
Una flessione di diversi punti percentuali fa riferimento ai valori relativi agli esami diagnostici: il dato, infatti, passa dal 36,7% del 2014 al 25,5% del 2015, ed è un segno non semplice da interpretare, se non si ricorre alle testimonianze dirette dei cittadini che, a fronte della presenza di altri soggetti che erogano le medesime prestazioni in tempi pari o addirittura molto minori, ricorrono ad altre vie quali l’intramoenia e il privato. Non si tratta, dunque, di un dato che testimonia della risoluzione, o comunque della minore incidenza di un fattore, ma del dato di fatto di un sistema che non è più in grado di far rispettare i limiti massimi di erogazione delle prestazioni previsti – ormai anni fa – nei piani di governo delle liste d’attesa. 

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Fonte Cittadinanzattiva – Rapporto PiT Salute 2016

Accesso di lusso: 2 anni di attesa per la rimozione di protesi, 15 mesi per una mammografia
Entrando nel dettaglio, quasi una segnalazione su tre (30,5%, rispetto al 25% del 2014) nel 2015 ha, infatti, riguardato le difficoltà di accesso alle prestazioni sanitarie pubbliche, per liste di attesa (54,5%), ticket (30,5%), intramoenia (8,4%).

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Fonte Cittadinanzattiva – Rapporto PiT Salute 2016

Tema trasversale quello dei costi privati per curarsi, evidentemente troppo pesanti per le tasche dei cittadini: più di uno su dieci (10,8%) segnala l’insostenibilità economica delle cure.

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