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    I commenti diffamatori su Facebook saranno presto oggetto di una decisione della Corte di Giustizia europea. Il caso in questione nasce da una signora austriaca che si è rivolta ai giudici del proprio paese al fine di emettere un’ordinanza cautelare nei confronti di Facebook Ireland per porre fine alla pubblicazione di un commento diffamatorio. La signora austriaca, deputata alla Camera dei rappresentanti del Parlamento austriaco, ancor prima di adire le vie legali, aveva già fatto richiesta direttamente alla società americana di cancellare i commenti diffamatori senza però ricevere alcuna risposta.

  • Facebook incontra le associazione dei consumatori

    Facebook non finisce di destare preoccupazione per le sue condotte anti concorrenziali. La Federal Trade Commission - l'equivalente amercana della nostra Autorità garante per la concorrenza e per il mercato - ritiene possano esserci prove sufficienti per aprire un'indagine per sfruttamento della posizione dominante da parte dell'azienda americana. Ciò, a detta della Federal Trade Commission, per impedire a nuovi attori di farsi largo e per imporre condizioni sbilanciate verso il proprio tornaconto agli inserzionisti pubblicitari.

  • Antitrust multa Facebook

    A fine novembre l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha chiuso l’istruttoria che aveva avviato ad aprile scorso nei confronti di Facebook Ireland Ltd. e della sua controllante Facebook Inc. per presunte violazioni del Codice del Consumo, irrogando alle società due sanzioni per complessivi 10 milioni di euro.

  • hate speech saranno puniti

    Per hate speech si intende qualsiasi contenuto (post, immagini, commenti) e pratiche (non solo online) che esprimono odio e intolleranza (razziale, etnica, religiosa, di genere o di orientamento sessuale, di disabilità) verso un gruppo o una persona e che rischiano di provocare reazioni violente, a catena.

    L’Agcom insieme al Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti hanno redatto un regolamento per contrastare il fenomeno. Il regolamento comprende tra i destinatari anche i fornitori di piattaforme per la condivisione di video, non solo i canali dei social media. La Rai, in particolar modo, in quanto gestore del servizio pubblico radiofonico e televisivo, si impegna ad diffondere contenuti che, in contrasto con la tendenza hate speech, valorizzino i principi di rispetto della dignità umana e dell’inclusione.

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