Comunicato stampa Roma, 12 dicembre 2006

Cittadinanzattiva-Tribunale per I diritti del malato su caso Welby: il dibattito sull’eutanasia vada avanti, ma fermiamo questo accanimento terapeutico.

Sì al testamento biologico.

 

Esprimiamo soddisfazione per le prime decisioni della Procura di Roma, che speriamo vengano confermate anche oggi dal Tribunale, di accogliere le richieste di Piergiorgio Welby.

Già nel 1995 Cittadinanzattiva-Tribunale per I diritti del malato, assieme a 40 associazioni nazionali di malati e di cittadini, che sottoscrissero la Carta, rivendicava per I malati il diritto alla decisione e il diritto al futuro, anche se questo poteva corrispondere a poche ore da vivere con dignità e serenità.

Per questo condividiamo la “pretesa” di Welby di decidere che cosa fare della propria vita, non delegando tale decisione alle macchine e alla tecnologia.

Ci teniamo però ad una precisazione: sostenere Welby non significa mettersi dalla parte di chi vuole l’eutanasia per Legge, perché di eutanasia non si tratta. La nostra organizzazione non si è fatta promotrice di proposte in tal senso, non avendo ancora concluso una discussione sul tema al suo interno.

Cittadinanzattiva si è sempre battuta per avere in Italia la possibilità di utilizzare il testamento biologico (dal sondaggio effettuato su www.cittadinanzattiva.it, risulta che il 75% dei cittadini è favorevole al testamento, il 6,4% è contrario, il 14% non sa neanche cosa sia mentre il 4,5% non ha opinione in merito), che consentirebbe di evitare, per chi lo desideri, forme di accanimento terapeutico, come quello che si sta perpetrando sulla vita di Welby.

Crediamo infine importante schierarci in maniera forte e chiara contro la strumentalizzazione e l’uso politico che si sta facendo della vicenda; chiediamo quindi al mondo della politica di fare un passo indietro, rendendosi conto che per rispettare le vicende umane serve avere una maggiore consapevolezza del limite della politica.

Redazione Online
Siamo noi, quelli che ogni giorno scovano e scrivono forsennatamente notizie di diritti e partecipazione. Non solo le nostre, perché la cittadinanza attiva è bella perché è varia. Età media: 33 anni, provenienza disparata....

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