“Non siamo nati per soffrire”: al via la campagna di informazione di Cittadinanzattiva sul dolore cronico. Tappa in 30 città il 20 settembre. Semplificare l’accesso ai farmaci e investire sulla formazione ed informazione di operatori e cittadini

Roma, 18 settembre 2008

Può essere lancinante, oppure acuto, bruciante, pulsante, comprimente. Sono alcune delle caratteristiche con cui può presentarsi il dolore cronico che, solo nel 5% dei casi è associato al cancro, mentre nella stragrande maggioranza è legato ad altre patologie come osteoporosi, cefalea, diabete, artride reumatoide. A soffrirne in Italia sarebbe il 26% della popolazione, ben oltre la media europea che è del 19%.

Al dolore cronico non oncologico, ossia non associato al cancro, è dedicata la campagna “Non siamo nati per soffrire”, promossa da Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato, in collaborazione con AISD (Associazione italiana per lo studio del dolore), FIMMG (Federazione italiana dei medici di medicina generale), SIAARTI (Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva), e SIMG (Società italiana di medicina generale) e realizzata con il sostegno di Pfizer.

La campagna di informazione farà tappa in più di 30 città in tutta Italia. Si parte oggi da Piazza Montecitorio a Roma (ore 15-17); a seguire le altre città, dove le iniziative di informazione ai cittadini si realizzeranno sabato 20, tramite gazebi allestiti nelle principali piazze (tutte le informazioni sono disponibili sul sito internet www.cittadinanzattiva.it).

Alcuni dati sul dolore cronico

Il dolore cronico è per definizione un dolore che perdura oltre i 3-6 mesi e diventa una malattia nella malattia. Il 19% delle popolazione europea soffre di dolore cronico e, di questa, il 6% lamenta un dolore severo: è quanto emerge da uno dei principali studi europei sul tema, realizzato nel 2005 (“Pain in Europe 2005, www.paineurope.com), mediante sondaggi telefonici su un campione di 46mila cittadini di 16 paesi europei. Nell’ambito di questa indagine l’Italia, con una percentuale del 26%, si è collocata al terzo posto in Europa per numero di pazienti affetti da dolore cronico, preceduta solo da Norvegia (30%) e Polonia (27%). Il dolore cronico è la prima causa di assenteismo sul lavoro, ma anche la prima causa di inabilità, con costi sociali altissimi che, nella gran parte, ricadono direttamente sulle famiglie. Spesso chi lamenta dolore cronico non riesce a descrivere al proprio medico le caratteristiche di tale sofferenza e, di conseguenza, si rassegna a convivere con tale dolore o, peggio ancora, si affida all’autodiagnosi e all’autocura. Secondo le statistiche si attendono in media 7,7 anni prima di rivolgersi ad uno specialista o ad un Centro di terapia del dolore.

Le nostre proposte

La campagna di Cittadinanzattiva “Non siamo nati per soffrire” vuole far conoscere meglio il dolore cronico non oncologico e aiutare i malati a parlarne con il proprio medico. Sarà poi quest’ultimo, eventualmente, ad indirizzare il cittadino verso un Centro di terapia del dolore . “Non sempre il cittadino riesce a trovare adeguate informazioni”, spiega Francesca Moccia, coordinatrice nazionale del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva. “La nostra campagna vuole essere uno stimolo, anche per i medici, affinchè considerino in maniera adeguata e trattino tale tipo di dolore, evitando sofferenze inutili. “Crediamo sia necessario – conclude Moccia - rafforzare la rete della terapia del dolore cronico, garantire l’accesso a tutte le terapie disponibili, farmaci, dispositivi ecc., utilizzare il normale ricettario del Ssn, investire sulla formazione ed informazione di operatori e cittadini. Sono queste alcune delle priorità contenute nella Raccomandazione civica sul dolore cronico non oncologico che presenteremo a Roma, il prossimo 1 ottobre, presso la Camera dei Deputati”.

in
Redazione Online
Siamo noi, quelli che ogni giorno scovano e scrivono forsennatamente notizie di diritti e partecipazione. Non solo le nostre, perché la cittadinanza attiva è bella perché è varia. Età media: 33 anni, provenienza disparata....

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