Sangue infetto: i danneggiati rischiano la progressiva perdita dell'indennizzo a causa di una recente sentenza della cassazione

Una progressiva riduzione del valore reale dell'indennizzo riconosciuto ai danneggiati da sangue infetto, sino al suo completo annullamento. Questo il risultato dell'applicazione di una sentenza del 2009 della Corte di Cassazione.

Dal 2005, infatti, la Corte aveva sempre affermato la rivalutabilità integrale al tasso di inflazione programmata Istat dell'indennizzo concesso ai danneggiati da "sangue infetto" previsto dalla legge n. 210/92.

Nel 2009 la Suprema Corte ha cambiato il proprio convincimento ritenendo non rivalutabile il complessivo indennizzo ma soltanto la voce assegno (art. 2, 1° comma, legge n. 210/92).

L'assegno costituisce circa il 6% del complessivo indennizzo. Ciò significa che la svalutazione monetaria agisce - ed ha agito dal 1992 ad oggi - sul 94% dell'importo determinando una progressiva perdita di valore dell'indennizzo che in questi 18 anni si è già ridotto di circa 200 euro al mese.

Se venisse confermata questa interpretazione, nei prossimi anni l'importo continuerà a ridursi fino ad arrivare a una cifra dal valore reale davvero irrisorio.

Ciò che più stupisce è che secondo i Supremi Giudici questa interpretazione non violerebbe il diritto alla salute (art. 32 Cost.).

Ci auguriamo vivamente che la Cassazione possa tornare sui propri passi, confermando il precedente orientamento interpretativo, e che continua ad essere quello dominante anche nelle decisioni di molti Giudici in tutta Italia, l'unico che consideriamo realmente in grado di garantire un ristoro economico effettivo a questi soggetti che hanno contratto gravi patologie (HIV, HCV) a causa di vaccinazioni e trasfusioni da sangue infetto per mancati controlli del Ministero.

Redazione Online
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