spreko 2015 02 13

L’occasione della Giornata Mondiale dell’ambiente consente di ragionare su una delle sfide più impegnative che l’uomo abbia mai dovuto affrontare. Il nostro attuale modello di sviluppo è chiaramente insostenibile: consumiamo troppe risorse e viviamo in un contesto in cui si stanno accentuando le iniquità.
Malgrado la crescente consapevolezza riguardo ai rischi connessi con una crescita e con stili di vita squilibrati, è molto difficile cambiare radicalmente il trend. Le istituzioni internazionali sono in questa prospettiva sempre più in difficoltà e serve una forte spinta dal basso per gestire in modo più efficiente i beni comuni e recuperare un modello di sviluppo in cui la qualità si sposi con la sobrietà e l’equità. 

Cittadinanzattiva è in prima linea per contribuire a questo cambiamento radicale, a partire dalla lotta agli sprechi su cui si è recentemente impegnata con una insieme di progetti da svolgere insieme ai propri partner. Tra questi progetti vi è “disponibile”, inerente la partecipazione dei cittadini attivi al recupero degli sprechi di edifici e aree abbandonate.

In Italia, come del resto in gran parte dei paesi industrializzati, vi sono una enorme quantità di edifici e di aree non utilizzate.

Nel nostro Paese tale questione è ancora più significativa per le profonde modificazioni delle strategie produttive, per la consistenza degli interventi pubblici incongrui attuati in passato a supporto del settore secondario, per la quantità di edifici che già al momento della costruzione erano inutili o sovradimensionati. La densità abitativa, l’esponenziale aumento dei metri quadri pro capite (sono tra i più alti di Europa), la consistenza delle proprietà afferenti al demanio (nelle diverse tipologie) completano il quadro.

Tra i beni abbandonati v’è di tutto: centrali elettriche, campi da polo, stadi, teatri, cinema, centri studi, biblioteche, scuole, casali, stalle, alberghi, complessi sportivi alberghieri, porti, ferrovie, stazioni ferroviarie, dighe, case cantoniere, stazioni alta velocità, aeroporti, planetari, pontili, impianti sportivi, reti irrigue, torri dell’acqua, gasometri, parcheggi, ospedali, centri di calcolo, viadotti, palasport, case di cura, cimiteri, uffici, abitazioni, svincoli, industrie, capannoni, aree industriali.

E tutto in grandi quantità: milioni di ettari di terreni, decine di milioni di metri cubi costruiti, centinaia di migliaia di edifici che attendono una utilizzazione, un recupero, una nuova vita.

Alcuni di questi manufatti sono nuovi, altri mai utilizzati, altri abbandonate da tempo e in disfacimento, e se si guarda con attenzione ci si accorge che siamo dinnanzi ad un patrimonio edilizio che in alcuni casi possiede anche una qualità architettonica e il cui recupero favorirebbe la riqualificazione del paesaggio e incrementerebbel’enorme patrimonio storico culturale del paese.

Questa condizione di abbandono diviene estremamente grave quando al contempo si continua a costruire, a occupare terreni fertili, negandone l’uso agricolo, consumando suolo, riducendo i servizi ecosistemici.

L’insieme di edificato e di aree infrastrutturale possiede un valore energetico molto elevato in quanto custodisce in esso quell’energia detta “grigia” impegnata per la costruzione, un valore economico e un valore paesaggistico che quotidianamente si riducono per il non uso.

Qui si apre la doppia questione connessa agli sprechi: lo sperpero di risorse e l’iniquità. Ciò in quanto oltre alla perdita di valore, oltre al degrado comportato dal loro lento destrutturarsi, con la loro inutilizzazione si attua una offesa verso coloro che ne potrebbero usufruire, verso coloro che hanno lavorato per costruirle, verso l’ambiente e la comunità insediata che hanno subito i danni delle costruzioni senza usufruire del benessere sperato.

La nostra proposta e di utilizzare questo capitale per sostenere attività produttive, sociali e ricreative. E’ proprio nei momenti di crisi come quello che stiamo vivendo che è necessario fare investimenti, cambiare il modo di operare, agevolare le iniziative della collettività che migliorino la qualità dell’ambiente e della vita collettiva riducendo gli sprechi, perché siamo chiamati dalle diverse crisi (quella ambientale, quella economica e quella sociale) che la nostra società sta vivendo, a fare meglio con meno, recuperando una sobrietà che abbiamo perso alla fine dello scorso millennio.

Marco Frey, Presidente di Cittadinanzattiva

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