silenzio mafia trasparenza

Dal 23 al 26 ottobre a Roma si sono svolti gli Stati generali dell’antimafia, Libera ha chiamato a raccolta i cittadini, le associazioni e i movimenti, le realtà della cooperazione e del sociale, i rappresentanti del mondo della scuola e dell’università, i rappresentanti della politiche e delle istituzioni per fare il punto sullo stato della lotta alla corruzione e alle mafie nel nostro Paese.

Contromafie, questo il nome simbolico dell’iniziativa, ha rappresentato un luogo di incontro, di scambio di esperienze e di costruzione  da parte di tutti coloro che in modi  e con ruoli diversi si impegnano quotidianamente nel contrastare le mafie, di qualunque tipo esse siano e qualunque sia la “faccia” di chi le mette in atto.

Cittadinanzattiva ha aderito e partecipato ai lavori di Contromafie nella convinzione che un reale contrasto alla corruzione e agli illeciti debba necessariamente partire dal basso, dai cittadini attivi che insieme  hanno il dovere di contrastare le mafie.

La trasparenza, intesa come complessiva condizione di conoscibilità ed accountability dell’operato della pubblica amministrazione e della politica in favore della generalità dei cittadini, è un’ arma molto potente di contrasto alle mafie se viene usata in modo giusto e con consapevolezza da parte dei cittadini stessi. Non a caso, le leggi più recenti in tema di contrasto e lotta alla corruzione regolano in maniera coordinata la trasparenza e la corruzione che sono considerati due concetti inversamente proporzionali. Fino a qualche tempo fa Il ruolo che i cittadini hanno avuto nei confronti della pubblica amministrazione è stato condizionato da una forte squilibrio tra le parti.

Il cittadino era considerato un soggetto passivo destinatario dei diversi provvedimenti della pubblica amministrazione, al quale erano riconosciuti pochissimi poteri e diritti. Basti pensare al concetto di accesso agli atti introdotto dalla La legge 241 del 1990 che  restringeva  il diritto dei cittadini di accedere agli atti amministrativi  nei soli  casi in cui la richiesta di accesso fosse giustificata da un interesse diretto, concreto ed attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è chiesto l’accesso. Oggi, grazie all’introduzione del diritto di accesso civico (articolo 5 Decreto Legislativo 33/2013) ogni cittadino, senza bisogno di avere un interesse diretto, può effettuare un controllo costante e puntuale sulle informazioni che la pubblica amministrazione è tenuta a pubblicare poiché tali istanze di accesso sono preordinate ad un controllo generalizzato dell’operato delle pubbliche amministrazioni da parte dei cittadini. Ogni cittadino, può essere un soggetto “attivo” rispetto alla pubblica amministrazione e esercitare in maniera democratica il proprio diritto di controllo e verifica, contribuendo in questo modo a migliorare l’attività delle pubbliche amministrazioni e prevenire fenomeni di corruzione. Le leggi da sole non bastano, se come ha evidenziato Transaprancy International, la principale spinta al diffondersi di fenomeni corruttivi è, l’accettazione, o perlomeno la tolleranza, della stessa corruzione, appare necessario contrastare il fenomeno da un punto d vista culturale oltre che legale. Ecco, allora, che iniziative come Contromafie o l’attività quotidiana svolta da Cittadinanzattiva nel “chiedere conto” dell’operato della pubblica amministrazione divengono fondamentali. La sfida per un reale cambiamento è aperta ed ogni attore è chiamato a fare la propria parte affinché gli obblighi di trasparenza previsti dalla legge non siano solo “meri” adempimenti burocratici. Non basta pubblicare le informazioni ma è necessario che queste ultime siano scritte in un linguaggio comprensibile e accessibile per tutti i cittadini. Il ruolo della cittadinanza attiva può fare la differenza. La trasparenza non si esaurisce solo con la pubblicazione di dati  sul sito, o con la predisposizione di un piano della trasparenza perfetto da un punto di vista solo formale. La trasparenza si raggiunge tramite percorsi condivisi che pongono al centro di tutti i processi i destinatari dei processi stessi:i cittadini.

Isabella Mori, Responsabile PiT Unico Cittadinanzattiva

Per approfondire scarica il vademecum per i cittadini per l'amministrazione trasparente

 

Classe 74, laureata in giurisprudenza, master in “diritto dei consumatori e globalizzazione dei mercati”. Dal 2002 lavora nel no profit, dal 2004 collabora con Cittadinanzattiva. Attualmente è responsabile del settore Telecomunicazioni e direttore del Pit, il servizio di informazione e tutela ai cittadini. Membro della Direzione nazionale di Cittadinanzattiva, segue le politiche nazionali su trasparenza e corruzione.

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