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commissione europeae 2015 02 15

Dal processo di consultazione avviato durante il 2013 nell’ambito del progetto europeo “Mobility, a paradigm of European citizenship", realizzato grazie al contributo della Commissione Europea e promosso da Active Citizenship Network in 8 Paesi, appare chiaro quale sia l’orientamento dei cittadini europei in merito alle proprie esigenze di mobilità, e di conseguenza cosa chiedono alle istituzioni ai diversi livelli di responsabilità, e ai vari stakeholder.

  • Puntano le proprie attenzioni innanzitutto su un miglioramento - dal comfort alla sicurezza a bordo - del trasporto pubblico locale, oltre che ad un maggior utilizzo della bicicletta in città.
  • In positivo, spicca un forte senso di solidarietà, in quanto i cittadini europei chiedono a gran voce di agevolare ulteriormente – rispetto a quanto già si stia facendo - l’accesso ai mezzi pubblici per quelle fasce di popolazione maggiormente vulnerabili dal punto di vista economico/sociale o a ridotta mobilità.
  • In tema di diritti & doveri, si chiede da un lato il reale godimento di un diritto, quello  alla mobilità, per le persone diversamente abili, intervenendo concretamente sulle barriere; dall’altro, di essere sollecitati sui propri doveri di cittadini, attribuendo grande priorità  alle attività di educazione per uno stile di guida sicuro ed ecologico.
  • La raccomandazione che si focalizza sul tema della sostenibilità ambientale ha una chiara chiave di lettura: non è più tempo di rimedi che limitano l’uso dei mezzi inquinanti, per esempio targhe alterne, domeniche a piedi, in quanto si vuole puntare con decisione su un investimento infrastrutturale che permetta un realistico utilizzo delle automobili meno inquinanti.

Da segnalare come tra le raccomandazioni civiche che emergono dal progetto Mobility, non figuri alcuna indicazione precisa  né per l’uso del car sharing (a dimostrazione di quanto ancora sia visto come un’opzione residuale per la maggioranza dei cittadini, o per nulla conosciuto) né per interventi di carattere generale, quali possono essere quelli capaci di incidere sul sistema della mobilità nel suo insieme (ad esempio, maggiore concorrenza tra gli operatori del settore, piani in grado di incidere sui generatori di traffico, ecc.). In questo caso, forse, si sconta una certa difficoltà a inquadrare il tema della mobilità nell’ambito di una progettualità più ampia che abbia al centro il miglioramento della qualità della vita nelle città.

Ad ogni modo, cosa ci suggeriscono queste raccomandazioni civiche? Almeno due serie di considerazioni:

La prima è che i cittadini europei sono assolutamente consapevoli:

  • che nel mondo dei trasporti, per andare incontro alle esigenze di mobilità di noi tutti, non esiste la bacchetta magica in grado di risolvere in pochi istanti problematiche complesse che sono davanti ai nostri occhi da anni. E che le risorse a disposizione sono scarse. E questo, tutto sommato, è un importante punto di partenza perché permette di affrontare le questioni aperte con sano realismo, riconoscendo quindi a tutti gli attori coinvolti sia responsabilità sia difficoltà; 
  • che ciascuno di noi - e non solo i pendolari - è chiamato a dare il proprio contributo, a partecipare, a sentirsi una parte importante per contribuire alle esigenze di mobilità sia collettiva sia individuale, tanto pubblica che privata;
  • della complessità che la mobilità si porta dietro, dovuta – tra l’altro – all’intreccio che c’è tra:
    • servizi pubblici, per i quali vigono determinate regole e responsabilità, e mercato, governato da altre regole;
    • mobilità collettiva e mobilità individuale;
    • attori pubblici e attori privati;
    • dimensione locale/regionale/nazionale/sovranazionale, come pure esigenze di breve e di lungo periodo,  legate alla generazione attuale e a quelle future, con specificità  difficili da contemperare;
  • che la mobilità è uno dei più forti fattori distintivi che ci aiuta a sentirci cittadini europei.

La seconda è che sia necessario intervenire con più forza su ciò che in realtà già c’è, infatti:

  • la maggior parte delle Civic Recommendation chiedono di rendere sistema quel che oggi è frazionato, sporadico. Si conoscono e si apprezzano soluzioni che a basso costo potrebbero venire incontro alle diverse esigenze di mobilità, e il non vederle attuate infastidisce. Più che grandi rivoluzioni,  la mobilità di molti cittadini europei migliorerebbe mettendo a regime soluzioni già sperimentate. Non a caso, la realizzazione della maggior parte delle Civic Recommendation più che grandi investimenti, richiederebbe decisioni e capacità di farle rispettare;
  • ad un’alta consapevolezza della situazione che sperimentano ogni giorno non corrisponde una diffusa conoscenza di quanto si sia realizzato o si stia realizzando grazie al lavoro delle istituzioni comunitarie;
  • con le recenti Direttive, si sono sicuramente rafforzati i presupposti giuridici per una maggiore tutela dei diritti dei passeggeri, ma occorre ancora molto per potenziare gli strumenti di tutela e, parallelamente, favorire l’informazione ai cittadini:
  • utilizzando per attività divulgative non solo gli aeroporti internazionali, ma anche le stazioni ferroviarie e i centri di interscambio;
  • facendo conoscere sempre più l’APP che la Commissione europea ha lanciato per il trasporto aereo e ferroviario, ora utile anche per il trasporto con autobus/pullman e nel trasporto per via navigabile;
  • coinvolgendo la società civile organizzata come veicolo per raggiungere un target di cittadini altrimenti poco raggiungibile perché poco affine all’uso delle nuove tecnologie e ai social media;
  • estendendo la conciliazione quale modalità veloce ed economica per risolvere small claims nel trasporto;
  • istituendo centri di ascolto e tutela all'interno dei grandi nodi di scambio e afflusso passeggeri.

Alla vigilia delle elezioni del nuovo Parlamento Europeo, l’auspicio è che queste raccomandazioni civiche possano essere considerate come un contributo costruttivo che associazioni e cittadini pongono all’attenzione dei decisori istituzionali a livello europeo, nazionale e locale, oltre che ai diversi stakeholder a cui sta a cuore lavorare per una mobilità sempre più sostenibile e in linea con le aspettative dei cittadini.

Mariano Votta
Coordinatore Active Citizenship Network

Mariano Votta
Mariano Votta, nettunese classe '72, con fiere origini lucane. Laurea in scienze politiche, 2 master, iscritto all'Ordine Nazionale dei Giornalisti.Responsabile delle politiche europee di Cittadinanzattiva e coordinatore di Active Citizenship Network. Componente della Direzione Nazionale.

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