Giustizia

RIFORMA DELLA GIUSTIZIA

La Camera dei Deputati ha appena approvato in via definitiva il disegno di legge sulla corruzione, ribattezzato “spazza-corrotti” dai suoi promotori, ma al di là della roboante definizione, una delle misure più significative introdotte riguarda tutt’alta materia, ossia l’istituto della prescrizione dei reati.

Si tratta dell’ennesimo pericoloso provvedimento bandiera, esibito dal Ministro Bonafede come una soluzioneche renderebbe finalmente giustizia alle vittime dei reati, ma che in realtà non tutela proprio nessuno, risolvendosi in una gratuita diminuzione delle garanzie dell’imputato e rischiandoparadossalmente di allungare in misura ulteriore  i tempi dei processi penali.

Secondo le nuove disposizioni, che entreranno in vigore nel 2020 simultaneamente all’approvazione di una annunciata riforma del processo penale ancora tutta da costruire, i termini di prescrizione del reato restano sospesi dopo la sentenza di primo grado, anche in caso di assoluzione. Il dannoè duplice: si destinano indagati ed imputati a rimanere per anni sotto la spada di Damocle di un processo penale dalla durata indefinita, si elimina un fondamentale incentivo per i magistrati alla definizione dei processi in tempi certi.

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Lo scorso 24 settembre a Piacenza, nel contesto del festival del diritto, Cittadinanzattiva ha promosso un’iniziativa in collaborazione con la compagnia teatrale Stabile Assai della Casa di Reclusione di Roma Rebibbia, sui temi della giustizia riparativa e della detenzione in carcere. Con l’intervento di Patrizia Patrizi, ordinario di psicologia giuridica presso l’università di Sassari e di Antonio Turco, responsabile del dipartimento solidarietà di AICS, attraverso le testimonianze di Domenico Miceli e Paolo Mastrorosato, si è proposta una riflessione sui temi della giustizia di comunità e della cittadinanza attiva, sull’esperienza della detenzione e sui percorsi di restituzione.  Quelle esperienze e quei percorsi si ritrovano trasposti nella bellissima rappresentazione teatrale “Chi come noi”, messa in scena dalla compagnia Stabile Assai al termine del dibattito.

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Per questa volta avevamo deciso di restare in silenzio. Di fronte alla nuova assoluzione dei medici dell’Ospedale Pertini imputati nel processo per l’omicidio di Stefano Cucchi, da parte della Corte di Assise di Appello di Roma - dopo l’annullamento della prima sentenza di appello ed il rinvio della Corte di Cassazione - : di fronte alla reiterata incapacità di pronunciare una parola di giustizia su questa morte, avevamo deciso di non diffondere comunicati stampa, rilasciare dichiarazioni di circostanza. Ma noi di Cittadinanzattiva n quel processo siamo parte civile, ci siamo stati dal primo grado di giudizio fino in Cassazione e poi di nuovo ancora in appello.

Secondo i dati più recenti pubblicati dal Ministero dell’Interno, i centri di accoglienza straordinaria, cosiddetti CAS, sono 3.090 ed ospitano quasi 71.000 richiedenti asilo,  su un totale di 98.0001. Quindi, a dispetto delle definizioni, per cui si parla variamente di centri o strutture “temporanee” o “straordinarie”, quella dei CAS rappresenta la modalità ordinaria di gestione dell’accoglienza in Italia.

Ed è una modalità di gestione che non è frutto di una contingenza eccezionale, ma palesemente di una scelta, di una scelta di comodo: in Italia si continua da anni a scegliere di governare l’accoglienza con la logica delle soluzioni tampone e degli interventi provvisori e in assenza di una programmazione e di una politica governativa organica, di una strategia di livello nazionale.

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Secondo i dati resi noti dal Ministero dell’Interno la scorsa settimana, in occasione della presentazione del rapporto sull’accoglienza di migranti e rifugiati in Italia1 , ad ottobre 2015 sono oltre 99.000 i migranti ospitati nelle strutture di accoglienza disseminate sul territorio italiano. Di essi, quasi 71.000 sono distribuiti all’interno di strutture temporanee, i cosiddetti CAS (centri di accoglienza straordinaria), circa 21.800 sono inseriti nella rete comunale degli SPRAR (sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) poco più di 7.000 sono collocati nei centri governativi di accoglienza per richiedenti asilo (CARA).

Il rapporto ministeriale conferma il quadro di un sistema di accoglienza dei migranti eterogeneo e scoordinato, composto di strutture dalla natura diversa ed affidate alla gestione di soggetti differenti, cui, complessivamente nel 2015 sono stati destinati oltre 1.160 milioni di euro. Il risultato di un affastellamento di interventi finalizzati prevalentemente, se non unicamente, alla ricerca di rapide soluzioni di smistamento dei richiedenti asilo sul territorio, di spazi dove parcheggiarli nella lunga attesa delle pronunce sulle domande di protezione internazionale.

 

Per anni si è discusso della necessità di riformare le legge 91 del 1992 sulla cittadinanza italiana.

Una legge che, privilegiando il "diritto di sangue" rispetto allo ius soli e legando l'acquisto della cittadinanza, sia per nascita che per naturalizzazione, a rigidi e formali requisiti residenziali,  era del tutto orientata al passato. Una legge che mancava, nella sua ispirazione, della capacità che dovrebbe essere propria del legislatore di interpretare i cambiamenti sociali, peraltro già in atto all’epoca della sua approvazione.

Per anni si è animato un vivace dibattito sullo ius soli e sui criteri di “temperamento” da introdurre, su quale dovesse essere la sufficiente misura di integrazione per gli aventi diritto,  e, ancora più a monte quale il “modello teorico di integrazione” da adottare in Italia.

vitalizio pacchetti

Nel 1974, in una intervista che si ritrova spesso postata sui social media, Sandro Pertini, appena eletto Presidente della Camera dei Deputati, raccontava che la moglie Carla, che si spostava per la città di Roma con i mezzi pubblici, si sarebbe vergognata  “di andare a Campo de' Fiori a comprare l'insalata o le pere sul macchinone ministeriale. Sarebbe uno schiaffo alla povera gente, un abuso di potere, un furto”.
In quella celebre intervista il Presidente partigiano, dichiarando che se ne infischiava del sistema se da ragione ai ladri, descrive e denuncia la corruzione diffusa nella classe politica del tempo, ma in quelle parole sulla rinuncia ad un privilegio, dal suo punto di vista doverosa e scontata, c’è tutta la consapevolezza di quanto possano risultare odiosi i privilegi della casta agli occhi dei cittadini.

giustizia stop 2015 02 13

La ratifica italiana della “Convenzione ONU contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti” risale esattamente a 25 anni fa, nonostante ciò nell’ordinamento nazionale manca ancora la previsione di uno specifico reato di tortura.
Un’inadempienza macroscopica di precisi obblighi internazionali sulla quale si è accumulato un ritardo di un quarto di secolo. 
A partire dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948, il divieto di tortura è contemplato in convenzioni e trattati internazionali e sovranazionali ai quali lo Stato Italiano ha puntualmente aderito1.

Cittadinanzattiva è un'organizzazione di cittadini impegnata sia nella tutela quotidiana dei diritti dei singoli che nella promozione di politiche volte a facilitare l'accesso ai servizi, compreso quello della giustizia, al fine di contribuire a migliorare la qualità dell'organizzazione, il dialogo tra i diversi attori in campo, e per favorire un controllo pubblico diffuso sull'amministrazione dei servizi e l'affermazione dei diritti, anzitutto a vantaggio dei soggetti più fragili e che maggiormente ne rimangono esclusi.

 

giustizia riforma 2015.02.11

Cittadinanzattiva is an organization of citizens involved in both the everyday protection of individual rights and the promotion of policies to facilitate access to services, including that of justice, in order to contribute to improving the quality of the organization, the dialogue between the different actors involved, and to encourage widespread public supervision on the administration of the services and the affirmation of rights, first and foremost for the benefit of those most vulnerable and mostly excluded.  They are certainly well known to all the pathologies of Italian justice, but it is also good to pose what is the perception of citizens who come to our counseling center on justice, from which emerges a general feeling of distrust and frustration, of those who feel, by using a strong word, 'victim' of a system, rather than the user of a service.

 

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