Giustizia

dietrolequinte 2015 02 26

Esperienza di vita, altamente professionalizzante; soddisfazioni personali ed intime che non possono essere descritte; passione; forte motivazione e sicurezza di riuscire a modificare la realtà della violazioni di diritti; fatica, fisica ed emotiva; divertimento: è questa l’esperienza di un operatore del Pit a Cittadinanzattiva.
Lavoro al Progetto integrato di tutela (Pit) dal 2008: appena arrivata, dopo circa due settimane di formazione generale sull’organizzazione, la sua mission e le attività di tutela, sono stata catapultata al telefono, a diretto contatto col cittadino.

oscurita 2015 02 26

In questo drammatico momento di crisi che attraversa il nostro paese ad avere la peggio sono intanto quei cittadini che già vivono al di sotto della soglia di povertà. Quanto sia consistente la fetta di popolazione esclusa socialmente lo dice il Rapporto 2011 "Poveri di diritti", presentato il 17 ottobre scorso dalla Caritas e dalla Fondazione Zancan in occasione della Giornata mondiale della povertà: 8,3 milioni i cittadini italiani che vivono al di sotto della soglia di povertà, pari al 13,8% della popolazione. Famiglie numerose, monogenitoriali e del Sud le più colpite. Per loro da tempo l'imperativo è sopravvivere.

 

Si è concluso con la Risoluzione del 13 settembre 2011 il monitoraggio del Parlamento Europeo sulla mediazione nelle controversie civili e commerciali.L'Italia ha recepito la direttiva con il decreto legislativo 28/2010 (noto come legge sulla media conciliazione) Sono pochi i Paesi che non hanno ancora dato piena attuazione alla direttiva europea sulla mediazione mancano all'appello solo Repubblica Ceca, Austria, Finlandia. Secondo il Parlamento Europeo la nostra legge sulla mediazione non è poi così male; anzi il PE ritiene che nonostante le forti polemiche avute in particolar modo in Italia la mediazione proprio nel nostro Paese sta dando buoni risultati.

giustizia bilancia 2015 02 26

Mentre tutte le attenzioni erano rivolte alla Norvegia e, relativamente al nostro Paese, alle polemiche innescate dalle dichiarazioni di Borghezio o alla nomina del nuovo ministro della giustizia, si è consumato  l’ennesimo tentativo della maggioranza parlamentare di ridimensionare il ruolo del giudice, inibendogli la facoltà di ridurre le liste testimoniali delle parti. Le liste testimoni sono spesso vere e proprie lenzuolate, con conseguente ovvia possibilità di allungare a piacere i tempi del processo.
Per non farci mancare niente, ecco l’altra chicca: l'inutilizzabilità delle prove acquisite in altri procedimenti. 

 

 

E’ venuto il momento di dire basta! E' ora che ciascuno di noi si assuma le proprie responsabilità, e faccia il proprio dovere.  Dopo l’attacco alla Magistratura milanese perpetrata nel mese di aprile attraverso l’affissione di manifesti con i quali i PM venivamo equiparati ai brigatisti, un ulteriore spettacolo scandaloso è stato quello di utilizzare la Giornata della Memoria a fini elettorali, acuendo lo scontro tra poteri dello Stato e dimenticando quanti Magistrati, fedeli servitori dello Stato, insieme agli uomini delle loro scorte, hanno pagato con la vita la loro lealtà alle istituzioni repubblicane.

 

Mercoledì 13 aprile, la Camera dei deputati con l’approvazione della legge Misure per la tutela del cittadino contro la durata indeterminata dei processi, in attuazione dell’articolo 111 della Costituzione e dell’articolo 6 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali ha deciso chi potrà godere del diritto alla giustizia e chi no. Il testo, emendato dalla Commissione Giustizia della stessa Camera, tornerà in Senato per l’approvazione definitiva. Sembra una commedia dell’assurdo ma, invece, è proprio quello che accade in Italia. Il Governo e la sua maggioranza parlamentare hanno scelto di manomettere la Costituzione Italiana laddove afferma e garantisce l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. 

 

"Pur nell'evoluzione del quadro complessivo, i Capi delle corti pongono in evidenza soprattutto difficoltà d'ordine strutturale connesse: al crescente aumento della domanda di giustizia penale, non bilanciata da qualche segnale di rallentamento della domanda di giustizia civile di primo grado; all'anacronistica distribuzione geografica degli uffici giudiziari; alla carenza di strutture e risorse, che impedisce in molti uffici l'attività d'udienza pomeridiana; alle difficoltà e alla lentezza che patisce il processo d'informatizzazione; alla scopertura di organici; alla progressiva diminuzione di personale amministrativo e tecnico". Senza mezzi termini e giri di parole il Primo Presidente della Corte Costituzionale, Ernesto Lupo, snocciola i mali della giustizia Italiana e lo fa in occasione della cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario 2011.

giustizia bilancia 2015 02 26

La giustizia italiana sta male ed ha bisogno di un intervento radicale ed urgente. Questo l'allarme lanciato dal secondo Rapporto sulla Giustizia italiana, elaborato sulla base delle segnalazioni giunte in un anno al Pit Giustizia di Cittadinanzattiva. Quello che si presenta è un quadro preoccupante di un Paese in crisi: illegalità diffusa, scarsa efficienza della macchina amministrativa, spreco di risorse pubbliche e tagli indiscriminati alle prestazioni ed ai servizi (anche a quelle universali, sanità, scuola, giustizia); ritardi e carenze organizzative, strutturali e di personale, che producono diseguaglianze ed esclusione sociale. Questo stato di cose richiederebbe una giustizia efficiente, erogata in tempi ragionevoli ed accessibile a tutti i cittadini, non soltanto ai ricchi. Una giustizia in grado di rispondere tempestivamente alle diverse istanze provenienti dalla società Italiana: cittadini, famiglie, imprese.

skyecitt 2015 02 19

Il 26 maggio 2009, il Senato ha approvato il disegno di legge, n. 1082-B d'iniziativa del Governo, (presentato da Tremonti, Scajola, Brunetta, Sacconi, Calderoni, Alfano) avente ad oggetto "Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività nonché in materia di processo civile".
Ci sembra un importante risultato e da tempo auspicavamo che si procedesse ad un intervento legislativo sul tema della conciliazione. Spulciando i 72 articoli del testo troviamo infatti diversi riferimenti alla conciliazione, di particolare interesse l'art. 30 e l'art. 60. L'art. 30, nello specifico, prevede la possibilità per l'utente di servizi pubblici o di pubblica utilità, di promuovere, in caso di lesione dei propri diritti, la risoluzione extragiudiziale delle controversie.

Da circa dieci anni, quando si parla di tutelare diritti "collettivi" dei cittadini, per moda, per abitudine, a volte per mancanza di informazione, la risposta è "class action". È andata come è andata, lo sappiamo. Per quanto riguarda la possibilità di intraprendere azioni giudiziarie collettive, è slittato tutto di sei mesi. Ma, forse, qualcosa di positivo ci può essere in questo rinvio. Nella tutela messa in campo dalle organizzazioni civiche, infatti, non tutto è azione giudiziaria, non tutto si esaurisce nella class action; e sarebbe importante conoscere gli altri strumenti a disposizione, per poter usare, a seconda dei casi, quello più opportuno. Cosa troviamo nella cassetta degli attrezzi?

 

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