Attivismo Civico

Foto Fattore Umano

“Il fattore umano” è il Vademecum per assumere presto e bene nelle pubbliche amministrazioni, presentato alla sala stampa della Camera dei deputati da Carlo Mochi Sismondi (FPA), Fabrizio Barca (Forum Disuguaglianze e Diversità) e Alessandro Fusacchia e Denise Di Dio (Movimenta). Si tratta del risultato di un’indagine accurata tra alcune delle migliori esperienze nazionali, resoconto sulle difficoltà e i problemi riscontrati. “Il fattore umano” prende il titolo dalla convinzione che la centralità delle persone sia il fondamento del processo di selezione, al netto di automatismi e algoritmi. Pochi giorni dopo l’approvazione del DL 44/2021, con i suoi articoli “sblocca concorsi”, senz’altro utili per far ripartire la macchina, questo rapporto ci dice che si può assumere presto e bene sempre, sia nello stato di emergenza che quando questo sarà finito, e che si può farlo senza rinunciare appunto al “fattore umano” ossia dalla autonoma e responsabile discrezionalità di selezionatori qualificati, esercitata all’interno di un rapporto di conoscenza tra persone.

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Spesso confuso con il riciclo, il riuso è tra le pratiche a maggiore impatto positivo nella cosiddetta gerarchia dei rifiuti indicata dalla normativa europea.

Riusare un bene significa protrarne la vita, ammortizzare il suo costo di produzione - energia e risorse naturali - nel modo più efficace. Il riuso, troppo spesso percepito nella sola dimensione ludico-creativa, rappresenta un importante indotto economico che non ha ancora raggiunto la sua piena potenzialità.

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Sono enormi le quantità, in termini di tonnellate di rifiuti di plastica prodotti in Francia annualmente ed il Paese transalpino intende porre un argine a questa deriva. Incentivare i prodotti sfusi o “alla spina”, riservando a questi un quinto dello spazio espositivo nei punti vendita, è la misura che la Francia è pronta a tradurre in legge.

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Dalla raccolta fondi per l’acquisto di cibo, medicine e articoli igienico-sanitari per le persone che dormono sotto i portici di Bologna, al laboratorio pomeridiano di italiano per i bambini che, a causa della chiusura delle scuole, hanno difficoltà nei compiti ("il tempo pieno, nato proprio a Bologna, di fatto non esiste più"...); dall'ambulatorio del venerdì per orientare ai servizi sanitari del territorio e offrire, se serve, una prima assistenza medica all'attivazione di sportelli per aiutare le persone ad attivarsi, uscire dalla precarietà e rivendicare diritti da cui sono esclusi.

Sono più di cinquanta le realtà bolognesi che hanno dato vita alla campagna Don’t panic, organizziamoci! per aiutare chi ne aveva bisogno. “Durante il primo lockdown la priorità è stata la consegna di cibo e medicine a domicilio. Ma dopo un anno di limitazioni l’assenza di socialità sta diventando un problema”, racconta Fabio D’Alfonso in un lungo e interessante reportage della rivista Internazionale (Le reti solidali riempiono il vuoto lasciato dallo stato in Italia). 

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Ne avevamo già dato notizia a febbraio, la ricerca Giovani Dentro curata dall’Associazione Riabitare l’Italia presenta ora i primi risultati, mettendo in discussione luoghi comuni. In particolare sembrerebbe proprio che i più giovani siano intenzionati a restare nei luoghi di origine, a mettersi in gioco, a far valere la propria iniziativa e le proprie idee. Territori nei quali seppur è difficile abitare - o perlomeno non facile - riscoprono il proprio valore ed il potenziale di un patrimonio culturale ed ambientale unico. Comunità che si rinnovano ponendo alla base delle proprie scelte la qualità della vita come prioritaria.

Vigneto a tendone in agro di Barletta copy

Tra le principali evidenze della correlazione tra salute dell’ambiente e della persona, vi sono gli alimenti che compongono la nostra dieta. Cresce dunque l’interesse e l’attenzione per l’agricoltura biologica in Europa.

Il nostro Paese invece, nel quale è attivo un importante indotto, rischia di perdere le opportunità dal Green Deal e dalle strategie di attuazione Farm to Fork e Biodiversità.

chiuso il festival della partecipazione 2020 necessario monitoraggio civico del recovery plan

Il Piano rappresenta una occasione unica per rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona e costruire un Paese più giusto, che valorizzi i giovani, le comunità e i territori. Allo stesso tempo il Piano può rappresentare un nuovo metodo, oltre che una nuova strategia, per mobilitare risorse, energie, esperienze ed idee”, ha dichiarato Francesca Moccia, vice segretaria generale di Cittadinanzattiva intervenuta oggi nel corso della audizione in 11° “Commissione lavoro pubblico e privato, previdenza sociale” del Senato, in merito al Piano nazionale di ripresa e resilienza.

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Se lo spopolamento è una minaccia che continua ad interessare porzioni importanti del territorio italiano, sono tante le iniziative che cercano di dare risposta al fenomeno. A partire dai più giovani, anche singoli operatori che con entusiasmo e competenza si pongono a servizio della comunità: Cittadinanzattiva osserva con interesse le esperienze che nascono e crescono nei territori.

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Il cibo da asporto in tempo di pandemia non è certamente passato di moda, anzi vive un vero e proprio boom e con esso anche la produzione di rifiuti, basti pensare ai contenitori usa e getta. Tuttavia, le nuove politiche in materia di economia circolare e le tante iniziative mirate a limitare l’uso delle risorse naturali, ci raccontano di soluzioni innovative e creative che si diffondono su scala globale.

Favorire il coinvolgimento delle comunità e del tessuto socio-economico locale nel processo di ricostruzione del Centro Italia, in particolare nei comuni più colpiti dal terremoto del 2016, da dove partiranno già nei prossimi giorni le prime azioni concrete. E' questo l'obiettivo dell'Accordo quadro di partenariato siglato dal Commissario Straordinario per la Ricostruzione post sisma 2016, ActionAid e Cittadinanzattiva. Il progetto, denominato “Percorsi di partecipazione comunitaria per la ricostruzione”, prevede l’impegno delle due organizzazioni, che negli anni hanno sviluppato una qualificata esperienza nella informazione civica e nell’attivazione di percorsi di partecipazione dei cittadini alle fasi di ricostruzione post catastrofe, dall’Aquila 2009, all’Emilia 2012 e nello stesso Centro Italia dopo il 2016, per agevolare il coinvolgimento consapevole della popolazione e delle imprese con una serie di iniziative mirate.

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