Scuola

Per circa 1 milione e duecentomila studenti, pari al 15% del totale della popolazione studentesca, manca lo spazio necessario per mantenere il distanziamento a scuola. A dirlo la stessa Ministra Lucia Azzolina che ha messo a disposizione di Regioni e Comuni - enti locali ai quali spetta il compito di trovare ulteriori spazi, di concerto con i dirigenti scolastici - un software, chiamato «cruscotto informatico», che li aiuterà nella ricognizione delle criticità. Mancano gli spazi soprattutto negli istituti superiori delle grandi città e in regioni come la Lombardia, il Lazio, l'Emilia Romagna. 

Sono 85.150 le cattedre vacanti per l'anno scolastico 2020-2021, un vero record. Lo scorso anno erano 64.149. I dati sono forniti dalla Cisl scuola. "Avremo un inizio anno complicato, alla ricerca di supplenti, soprattutto al Nord, ovvero nelle aree più colpite dal covid - spiega la segretaria della Cisl scuola Maddalena Gissi - Non si può procedere solo per concorsi, come è stato fatto negli ultimi 4 anni, ma è necessaria una procedura di reclutamento e stabilizzazione come avviene nella Pubblica Amministrazione e in tutti contesti lavorativi come chiede la Corte di Giustizia europea". 

Turni differenziati, organizzazione della classe anche eventualmente con alunni di diverse classi ed età, apertura delle scuole anche al sabato (laddove non già previsto), didattica in presenza integrata a quella digitale per le scuole superiori. Sono alcune delle "opportunità" che il Ministero dell'Istruzione, nella bozza di Linee Guida, indica ai dirigenti scolastici per la riapertura delle scuole a settembre, nell'"ottica di valorizzare forme di flessibilità derivanti dall'autonomia scolastica". La bozza sarà discussa in conferenza unificata con le Regioni giovedì 25 giugno. E ancora: riorganizzazione di eventuali altri spazi interni alle scuole e fruizione di spazi esterni, in accordo con gli Enti locali; coinvolgimento delle organizzazioni del terzo settore per lo svolgimento di attività alternative o integrative alla didattica (e con compiti di sorveglianza e vigilanza degli alunni); formazione al digitale per i docenti e il personale; campagne informative  e di sensibilizzazione per studenti, docenti e famiglie sulle modalità di prevenzione dal contagio da Covid-19. Mensa garantita per tutti gli aventi diritto, con le modalità organizzative reputate più idonee dalla singola scuola. 

Sessanta pc arrivati all’Istituto omnicomprensivo di Polla (SA), grazie alla donazione della Fondazione Roche che ha risposto all’appello di Cittadinanzattiva, nell’ambito della campagna Riconnessi, per venire incontro alle esigenze dei ragazzi del piccolo centro situato nell’area interna Valle di Diano. E una nuova chiamata per raccogliere fondi a favore dell’Istituto Comprensivo Statale "Valenti" di Trevi (PG) e dell’Istituto Omnicomprensivo "Beato Simone Fidati" di Cascia, due scuole della Valnerina in Umbria, in cui circa 35 studenti sono sprovvisti dei dispositivi e delle connessioni per la didattica digitale.

Un risultato raggiunto e un altro da raggiungere, dunque, grazie alla campagna Riconnessi, promossa ad aprile da Cittadinanzattiva, in partnership con la Federazione delle Aree interne, sul tema del digital divide nelle aree interne del Paese. La campagna di raccolta fondi è attiva sulla piattaforma gofund.megofundme.com/f/riconnessi. A raccontare queste realtà, nel corso della diretta del 23 giugno sulla pagina Facebook e sul canale Youtube di Cittadinanzattiva, sono state i dirigenti dei due istituti scolastici, Loredana Cervelli per l’Istituto di Polla, e Giuseppe Novello per le scuole di Cascia e Trevi. Ad affiancarle nella diretta, Alex Corlazzoli, maestro e giornalista de “Il Fatto Quotidiano”, Francesco Frattini, segretario generale Fondazione Roche, Anna Lisa Mandorino, vice segretaria generale di Cittadinanzattiva, Francesco Monaco, Coordinatore Comitato tecnico aree interne (SNAI), Raffaele Trivilino, Federazione delle Aree interne.

Il grido di allarme viene dall'Istituto comprensivo Visconti di Roma che, già da maggio, ha messo in campo una Commissione Covid-19 con l'obiettivo di «preparare» la scuola alla ripresa di settembre: dodici docenti, undici genitori, la Preside e il Presidente del Consiglio di Istituto. Ma, dopo settimane di studio e di analisi delle possibili azioni da realizzare per assicurare ai propri studenti una ripresa a settembre in presenza e in sicurezza, sembra giungere a questa conclusione: "Servono più spazi e più docenti. Senza questi ci si dovrà arrendere a una scuola dimezzata".

"Questo sarebbe, per la nostra scuola pubblica - si legge nella lettera della Comissione Cobid-19 dell'Istituto Visconti - una vera catastrofe".

educazioni 5 passi per ripartire dai diritti delle giovani generazioni

Ripartire dall’educazione e dai diritti delle nuove generazioni con investimenti e politiche per consentire all’Italia di risollevarsi, perché senza attenzione ai diritti dei bambini e degli adolescenti non può avvenire una vera ripartenza. Con un documento articolato in cinque punti, e una richiesta di incontro al Presidente del Consiglio, nove reti di organizzazioni (tra cui Cittadinanzattiva) impegnate nel campo dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, che comprendono centinaia di realtà del terzo settore, dell’associazionismo civile, professionale e del sindacato, chiedono di aprire un’interlocuzione con il Governo.

Dopo settimane di lockdown e di chiusura delle scuole, le famiglie cominciano ad iscrivere bambini e ragazzi ai centri estivi, sia per consentirgli quella socialità preclusa negli ultimi tempi dall'emergenza covid-19, sia per gestire al meglio gli impegni lavorativi dei genitori. Ma, a causa delle spese che i gestori dei centri devono sostenere per essere a norma con le nuove direttive ed evitare possibili contagi, le tariffe lievitano e i costi per i genitori diventano difficili da sostenere.

Lezioni all'aperto o in altri spazi e non solo in aula. Innovazione didattica e semplificazione normativa, come punti centrali per la ripartenza a settembre delle scuole. E' quanto ha ribadito più volte il professor Patrizio Bianchi, coordinatore della task force istituita presso il Ministero dell'Istruzione, nel corso dell'audizione presso la Commissione Cultura della Camera dei Deputati.

"Non ci siamo seduti ad un tavolo per trovare la soluzione magica di come tornare a settembre a Scuola". "Ora che abbiamo chiuso per tre mesi la scuola in presenza il paese si chiede cosa è la Scuola: si utilizzi questa tragedia per mettere la Scuola al centro del dibattito", ha detto il professore. E più volte nel suo intervento ha citato la centralità del territorio e dei Patti educativi di comunità.

Dal 15 giugno i centri estivi di tutta Italia possono riaprire ed ospitare bambini e ragazzi in sicurezza. A stabilirlo è stato il Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri dello scorso 18 maggio che  prevede la possibilità, da parte delle Regioni, di anticipare o posticipare, a seconda della situazione dello stato epidemiologico del territorio regionale.

Gli ingressi nei centri devono essere scaglionati per evitare gli affollamenti, magari con accessi ogni cinque o dieci minuti, verificando inoltre la temperatura dei bambini. Tutti i bimbi che entreranno negli impianti dovranno lavarsi le mani o usare il gel igienizzante. Stesse procedure anche per gli operatori. All’interno dei centri ci si dovrà lavare spesso le mani, si dovrà rispettare la distanza di un metro, non ci si dovrà toccare il viso. Mentre gli operatori dovranno pulire le superfici e arieggiare i locali. Si suggerisce, dove possibile, di sfruttare sempre gli spazi aperti. Rimane, comunque, la necessità di indossare le mascherine in alcuni casi.

Sembra ormai certo che da settembre, e forse per tutto il prossimo anno scolastico, sarà obbligatorio per gli alunni (ad esclusione pare dei bambini della scuola dell’infanzia) e per il personale scolastico indossare le mascherine. Considerando un consumo giornaliero di due mascherine al giorno per ognuno dei 6.693.000 alunni (infanzia esclusa), il fabbisogno complessivo di mascherine sarà di  2 miliardi, 685 milioni e 264 mila mascherine per proteggere per l’intero anno l’intera popolazione scolastica delle scuole statali. Se il costo calmierato per mascherina fosse ancora confermato a 0,50 centesimi, si spenderà oltre un miliardo e 342 milioni di euro per far fronte all’intero fabbisogno. 

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