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Lo scorso lunedì, 1 febbraio, è stato il giorno del rientro a scuola di quasi un milione di alunni delle superiori, per le sette regioni che ancora non avevano dato il via alle lezioni in presenza. La ripartenza è stata caratterizzata da non poche polemiche. Genitori spaventati dai tanti contagi, dall'insicurezza degli ambienti scolastici e soprattutto dai mezzi pubblici, hanno dato il via a mobilitazioni via chat. La situazione è molto diversa in base ai territori; in Puglia ad esempio, alcune classi hanno ripreso le lezioni in presenza, altre sono rimaste in DAD. La presenza oscilla tra il 20% ed il 25%. A Napoli la giornata del rientro in aula è stata caratterizzata da scioperi in almeno 40 istituti e gli studenti hanno deciso per la maggior parte di non rientrare in aula. In Basilicata, dopo circa 3 mesi di DAD, si rientra in classe al 50%. In Umbria, sono 31 i Comuni a rischio zona rossa e di conseguenza è stata prolungata la DAD. In Sardegna, il ritorno tra i banchi è stato preceduto da un lavoro di sinergia tra le istituzioni locali per creare un piano efficiente del trasporto pubblico locale.

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Solo uno studente su due ha sperimentato orari d’ingresso e di uscita scaglionati, lezioni accorciate e didattica pomeridiana; appena uno su quattro ha visto prolungare la didattica anche al sabato (molti, però, già la facevano). Nota dolente quella dei trasporti: meno della metà (47%) ha notato dei miglioramenti. Eccole le prime settimane di scuola in presenza del 2021, raccontate da 3500 studenti di licei, istituti tecnici e professionali – raggiunti da un sondaggio di Skuola.net – residenti in quelle Regioni in cui è ripresa la didattica ‘dal vivo’. 

Rilanciare l'impegno per i diritti di bambine e bambini e di ragazzi e ragazze in particolare su tre punti: la necessità di ampliare e migliorare i servizi educativi per la fascia 0-6 con particolare attenzione per le aree territoriali più sguarnite e i soggetti più svantaggiati; l’importanza di ampliare il tempo pieno a scuola; la centralità dei patti educativi di comunità, non solo come strumento utile per affrontare l’emergenza, ma per creare comunità educanti che durino nel tempo. Sono stati questi i temi al centro dell'assemblea pubblica della rete #EducAzioni che si è tenuta il 23 gennaio con una diretta live su facebook.

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Photo by Tim Marshall on Unsplash

“Stiamo assistendo a due fenomeni: da una parte, abbiamo gli adolescenti che per autoaffermarsi diventano aggressivi, fanno male agli altri, fanno male ai genitori, si tagliano, diventano intrattabili. Dall’altra, abbiamo i giovani che si chiudono a riccio, si rifugiano nel loro mondo e nella loro stanza e non sappiamo se avranno voglia di uscire fuori da questo guscio, una volta passata la tempesta. Il fatto è che la pandemia sta facendo aumentare lo stress e lo stress facilita la comparsa di una serie di disturbi, principalmente disturbi d’ansia, disturbi del sonno e depressione.

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Il 23 gennaio, alle ore 10:00, la rete educAzioni organizza un momento di confronto pubblico sulle sue proposte per il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza

Investire nel diritto allo studio e nell’istruzione e farlo davvero. L’occasione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza può segnare una svolta per il futuro delle prossime generazioni e un forte segno di discontinuità dopo decenni di limitati investimenti su istruzione e politiche per l’infanzia e l’adolescenza. Per non sprecare questa occasione la rete educAzioni rilancia le sue proposte durante un’assemblea pubblica il prossimo 23 gennaio alle ore 10:00 in diretta sulla pagina Facebook.

Duecento studenti, coordinati da un team di docenti, un giornalista e seguiti dalla redazione di Tuttoscuola, dopo aver lavorato per oltre un anno a un’indagine giornalistica che affronta la tematica della prevenzione e del contrasto della violenza contro le donne, hanno prodotto un Decalogo per affrontare questa importante emergenza. I protagonisti sono i ragazzi dei licei classici “Giulio Cesare” di Roma, “Vincenzo Gioberti” di Torino e dell’Istituto “Duni Levi” di Matera che hanno lavorato nell’ambito del progetto “Pari e Dispari: due insiemi un gioco. Tre mosse per prevenire la violenza sulle donne”. Il risultato è un’indagine dettagliata che affronta la tematica della prevenzione e del contrasto della violenza contro le donne e la sviluppa in maniera originale arrivando alla realizzazione di un “decalogo”, dieci punti individuati dalle ragazze e dai ragazzi dei tre licei per suggerire, se non una via d’uscita da un fenomeno doloroso e antico, almeno un percorso di graduale affrancamento.  

Una “proposta di ampliamento, rafforzamento e integrazione della copertura dell’offerta di servizi educativi e scolastici per i bambini tra 0 e 6 anni e degli interventi a sostegno della genitorialità, cui dedicare una quota significativa del fondo Next Generation Eu”. È quanto formulano l’Alleanza per l’Infanzia in collaborazione con la rete #educAzioni, di cui fa parte anche Cittadinanzattiva, nel documento “Investire nell’infanzia: prendersi cura del futuro a partire dal presente”.
Oltre a chiedere che vengano definiti “Livelli essenziali delle prestazioni (Lep) anche nel campo dell’educazione per i bambini in età 0-6 anni”, nel testo si propone di arrivare nell’arco di un triennio in tutte le Regioni ad “una copertura pubblica di almeno il 33% dei bambini sotto i tre anni” con asili nido a finanziamento pubblico e “una copertura della scuola dell’infanzia del 95% in per i bambini in età 3-5 anni, assicurando il tempo pieno e la parziale gratuità nell’accesso anche per quello che riguarda i costi delle mense scolastiche”.

Il Ministero dell'Istruzione aggiorna le FAQ relative all'uso delle mascherine a scuola. Fra le novità, previste già dal DPCM del 3 novembre, anche la possibilità di utilizzare "anche mascherine di comunità, ovvero mascherine monouso o mascherine lavabili, anche auto-prodotte, in materiali multistrato idonei a fornire una adeguata barriera e, al contempo, che garantiscano comfort e respirabilità, forma e aderenza adeguate che permettano di coprire dal mento al di sopra del naso”.

Inoltre, per quanto riguarda gli alunni con disabilità, il Ministero sottolinea che "Se la disabilità non è compatibile con l’uso continuativo della mascherina non devono indossarla. Lo ricorda il verbale n. 94 del Comitato Tecnico Scientifico del 7 luglio 2020. A ogni modo le scuole e le famiglie sono invitate a concordare le soluzioni più idonee a garantire le migliori condizioni di apprendimento".

La scuola è tornata al centro dell'attenzione pubblica in questo periodo di emergenza sanitaria. E con essa lo spazio scolastico che riconosce o dovrebbe riconoscere centralità agli studenti nel processo educativo e che diventa luogo di incontro dell’intera comunità e che da essa si fa attraversare. Di questo si è parlato nell'ultimo webinar del ciclo "Benessere e relazioni dei bambini e dei ragazzi nell'era del Covid", promosso da Cittadinanzattiva, con il sostegno non condizionato di Federchimica - Assosalute. 

Al 31 ottobre ci sono stati 64.980 casi nella popolazione scolastica di elementari, medie e superiori. Si tratta di studenti e di lavoratori della scuola che sono risultati positivi al nuovo coronavirus.  Sono i dati che la rivista Wired ha elaborato sulla base dei dati ottenuti dal Ministero dell'Istruzione che ha risposto al Foia, l’istanza di accesso generalizzato, presentato dalla stessa rivista lo scorso  30 ottobre. Grazie a questi numeri, Wired ha potuto costruire una mappa che mostra l’incidenza dei contagi su base provinciale e ha di fatto costruito un indicatore, mettendo in rapporto l’incidenza all’interno delle scuole con quella che si registra nella popolazione generale. 

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