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Aprire la riforma della giustizia alle priorità dei cittadini: lunghezza dei processi, valutazione civica e effettiva tutela della vittima

Lunghezza dei processi, valutazione civica e effettiva tutela della vittima.
Sono queste le priorità della società civile al centro della lettera aperta che Cittadinanzattiva, a firma del segretario generale Teresa Petrangolini, ha inviato al Presidente della Camera, al Ministro della Giustizia e al Vice Presidente del CSM.

Cittadinanzattiva è un Movimento di cittadini che da anni è impegnato sul tema del diritto alla giustizia. Si occupa, tra l'altro, di garantire l’accesso alla giustizia da parte dei cittadini, di contribuire al miglioramento della qualità dell’organizzazione giudiziaria italiana e di favorire un dialogo tra le varie componenti del servizio che ponga al centro il punto di vista di chi dovrebbe essere da esso tutelato, l’utente.

L'appello di Cittadinanzattiva è rivolto anzitutto affinché venga adottata la Carta dei diritti del cittadino alla giustizia, un primo passo verso un segnale chiaro di attenzione ai cittadini, per una riforma che parta dagli utenti e dalla loro sacrosanta esigenza di essere rispettati e tutelati, di fronte ad operatori della giustizia che non fanno il loro dovere, che sono i primi a violare le leggi, che esasperano con il loro comportamento il mal funzionamento del servizio, che si nascondono dietro a privilegi di casta. In secondo luogo, viene esplicitata la richiesta di aprire un dialogo con i cittadini sulle cose da fare, anche in vista dell’annunciata riforma della giustizia a partire dal mese di settembre.

Tale dialogo deve a nostro avviso partire da tre questioni (le più urgenti se ci si mette dal punto di vista degli italiani): i tempi dei processi; i costi dei procedimenti; la tutela delle vittime. Su questi tre temi il nostro Movimento, tramite la sua area specifica chiamata "Giustizia per i diritti", ha elaborato un pacchetto di misure e di proposte.

In terzo luogo, viene chiesto di dare attuazione al Protocollo d’intesa che il Ministero della giustizia ha sottoscritto con Cittadinanzattiva un anno fa, con l’obiettivo di costruire e realizzare un sistema di valutazione del servizio giustizia dal punto di vista civico, che potrebbe diventare un modo ordinario per far sì che a parlare di ciò che non va e di ciò che va del servizio fossero i cittadini e non solo gli addetti ai lavori. Questo anche grazie al contributo di giovani del servizio civile che lavorano nei nostri uffici per dare risposte ai cittadini. "Viceversa", si legge a conclusione della lettera, "i toni e le modalità con cui in questa fase si sta svolgendo il dibattito sulla giustizia ci lasciano interdetti.

Ci sentiamo spettatori impotenti in una lotta che vede il potere esecutivo e il Presidente del Consiglio scontrarsi quotidianamente con la magistratura per difendere prerogative e posizioni che a noi cittadini sono estranee. Non capiamo perché, in una situazione nella quale bisognerebbe rimboccarsi le maniche per far funzionare un servizio tra i più carenti d’Europa, ci si debba accanire contro uno dei poteri dello Stato, quello giudiziario, mettendone in discussione principi costituzionali di autonomia e di indipendenza. Non è questa la strada giusta perché induce noi cittadini, spesso vittime di una giustizia profondamente ingiusta, a pensare che non ci sia nulla da fare e che sia solo una lotta o personale o interna al sistema politico. Ci siamo fortemente preoccupati per il Decreto Salva processi e ci siamo mobilitati assieme ad altre associazioni per modificarne i contenuti, ottenendo sia l’esclusione di alcuni reati dal provvedimento, sia la sospensione dei termini di prescrizione per la durata del rinvio.

Riteniamo comunque che restino problemi aperti e aspetti difficilmente accettabili, come la cancellazione di fatto della obbligatorietà dell’azione penale e la scarsa tutela dei diritti delle vittime rispetto agli imputati. Allo stesso tempo, non possiamo dimenticare che anche i magistrati dovrebbero fare la loro parte, rinunciando alla ‘sacralità costituzionale’ con la quale interpretano il loro ruolo e uscendo da quell’autoreferenzialità che ne fa un potere distante da quel popolo in nome del quale dovrebbero amministrare la giustizia. Le chiediamo di essere ascoltati e di aprire una strada nuova nell’approccio al problema giustizia, fuori da interessi di parte e da rendite di posizione".

Redazione Online

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