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Esigere il rispetto dei diritti sanciti dalla Costituzione, in primo luogo quello alla salute, e difenderla dai rischi di snaturamento che, a partire dalla proposta di regionalismo asimmetrico, mettono in pericolo il sistema unitario dei diritti e le politiche pubbliche di sviluppo dei territori. Con queste due priorità Cittadinanzattiva sarà in piazza il prossimo 7 ottobre come organizzazione promotrice, insieme a circa altre cento, della manifestazione “La Via Maestra”.

“Il nostro paese è lacerato da profonde disuguaglianze ed è necessario avere antidoti efficaci per contrastarle. il primo è un sistema di welfare di qualità al cui centro c’è un Servizio sanitario nazionale equo, universale, attento ai bisogni di salute delle persone, che garantisca loro le cure ma anche la prevenzione”, dichiara Anna Lisa Mandorino, segretaria generale di Cittadinanzattiva.

“In continuità con la nostra iniziativa “Urgenza sanità” avviata a maggio, il 7 ottobre torneremo a chiedere che il discorso sulla sanità pubblica venga rimesso al centro della agenda, e che si riparta da 5 obiettivi “chiave” per riprendere possesso, come cittadini, di quella casa comune che è la sanità pubblica: l’ aggiornamento periodico e monitoraggio costante dei Livelli essenziali di assistenza, garantiti ed esigibili su tutto il territorio nazionale; l’eliminazione delle liste di attesa attraverso un investimento su risorse umane e tecniche, migliore programmazione e trasparenza dei vari canali; il riconoscimento e l’attuazione del diritto alla sanità digitale per ridurre burocrazia, comunicare meglio con i professionisti e accedere a prestazioni a distanza; la garanzia di percorsi di cura e di assistenza dei malati cronici e rari e delle persone non autosufficienti, finanziando la nuova legge per gli anziani non autosufficienti e riprendendo l’iter normativo per il riconoscimento dei caregiver; l’attuazione della riforma dell’assistenza territoriale prevista dal PNRR, con il coinvolgimento di comunità locali e professionisti del territorio.

Sebbene non sia soltanto un problema di risorse, pensare di ridurre la spesa sanitaria, portandola dal 6,6% del Pil nel 2023 al 6,2% nel 2024/25 e al 6,1% nel 2026, è in tutta evidenza una scelta suicida rispetto alla tenuta del Servizio sanitario nazionale e al diritto alla salute dei cittadini. Come ha appena detto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, “La sanità pubblica è un patrimonio da difendere”. Scenderemo in piazza soprattutto per questo”.

 

 

Aurora Avenoso

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