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“Arriviamo ad un nuovo importante appuntamento elettorale senza che il nostro Paese abbia fatto passi in avanti sul voto per i fuorisede e sullo spostamento dei seggi elettorali dalle scuole. Si tratta di due temi che, se adeguatamente regolamentati, estenderebbero il diritto al voto contribuendo ad arginare, almeno in piccola parte, l’astensionismo e tutelerebbero la continuità didattica di almeno 1 milione e mezzo di studenti e studentesse”. A dirlo Cittadinanzattiva in vista del prossimo appuntamento referendario del 22 e 23 marzo, rispetto al quale la stessa organizzazione ha espresso il proprio sostegno per il NO.

“Siamo uno dei pochi paesi a livello europeo, insieme a Malta e Cipro, a non garantire in maniera strutturale il voto ai fuorisede. Infatti, nonostante le due sperimentazioni positive fatte in occasione delle elezioni europee del 2024 e del referendum del 2025 su cittadinanza e lavoro, che avevano visto passare il numero dei votanti fuori sede dai 20mila ai 40mila, il decreto elezioni emanato a fine dicembre ha escluso tale possibilità per il prossimo referendum, a causa del parere contrario dato dal Governo a tutti gli emendamenti presentati con tale obiettivo. Per questo chiediamo che la proposta di legge di iniziativa popolare S.1760 - Io voglio votare fuorisede, promossa da The Good Lobby - da poco al vaglio della 1° Commissione affari costituzionali del Senato, compia rapidamente e senza ostruzionismi il suo iter, in modo da consentire a quasi 5 milioni di cittadini - per lo più studenti, ma anche lavoratori e caregiver - il voto fuori dalla propria città di residenza già a partire dalle prossime elezioni politiche”.

Rispetto alla questione dei seggi elettorali, ben l’88% dei 61.562 totali si trova all’interno delle scuole, mentre sono appena 520 le sezioni elettorali collocate fuori. “L’ultimo stanziamento di 2 milioni di euro istituito nel 2021 con un fondo dedicato - continua Cittadinanzattiva - non è stato aumentato, come da noi richiesto anche attraverso la campagna Stop ai seggi nelle scuole, ma neppure rinnovato. Per questo torniamo a chiedere al Governo di prevedere nuove risorse, e di fornire il necessario supporto logistico ed organizzativo a quei Comuni che manifestino la volontà di individuare sedi alternative rispetto alle scuole. E’ gravissimo continuare ad ignorare il problema delle giornate di studio sottratte a tanti studenti, in considerazione anche del fatto che in 626 Comuni si tornerà a votare per le amministrative a fine maggio, con possibili ballottaggi ad inizio giugno”.

Ufficio Stampa

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