Decreto sicurezza

“All’indomani della conversione definitiva in legge del “decreto Salvini”, già si manifestano nella loro disumanità i primi paventati effetti di un provvedimento che, a ben guardare le conseguenze, andrebbe ribattezzato decreto insicurezza". Queste le dichiarazioni di Laura Liberto, coordinatrice nazionale di Giustizia per i diritti-Cittadinanzattiva

“Su disposizione delle Prefetture, che hanno optato per una interpretazione delle nuove norme più realista del re, si sbattono fuori da tutte le strutture di accoglienza - Sprar, CAS e CARA- i titolari di protezione umanitaria, comprese famiglie con bambini e persone malate”, aggiunge Liberto. “Questi i primi effetti concreti del drastico ridimensionamento del sistema Sprar e dell’eliminazione del permesso di soggiorno per protezione umanitaria - adottata senza peraltro prevedere neppure soluzioni provvisorie-che investiranno decine di migliaia di persone in condizioni di vulnerabilità, destinate a rimanere prive di ogni forma di tutela. A nulla sono valsi i moniti, le mobilitazioni e gli appelli, che si sono susseguiti nelle ultime settimane durante l’iter di conversione in legge del decreto, rispetto alle gravissime conseguenze in termini di violazione dei diritti ed alla bomba sociale che un provvedimento del genere avrebbe rischiato di innescare. Il vice Presidente del Consiglio con il suo Dicastero prosegue per la sua strada, traducendo in provvedimenti ed atti la propaganda sui temi dell’immigrazione e della cosiddetta sicurezza. Il tutto secondo scelte che, in questa fase, pagano in termini di consenso nel breve periodo, e che non vanno certo lette in base a canoni di ragionevolezza o dell’etica e del rispetto dei valori costituzionali”

“E quindi stop ai corsi di italiano, a quelli di formazione e ad ogni percorso e servizio rivolto all’inclusione per i titolari di protezione umanitaria”, conclude Liberto. “E fuori anche dagli alloggi. E via ai tagli economici per il sistema di accoglienza, con l’ulteriore conseguenza di generare nuove sacche di disoccupazione tra le migliaia di operatori del settore e di gettare a mare un patrimonio di esperienze e competenze maturato negli anni. Un disastro di fronte al quale occorre continuare a sostenere e moltiplicare le iniziative di mobilitazione e gli appelli alla disobbedienza civile, rilanciate anche dai Sindaci dei tanti Comuni sui quali ricadranno buona parte dei costi sociali ed economici delle politiche nazionali”.

  

Ufficio Stampa
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