Cittadinanzattiva sul 60° della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani: larghe fasce di popolazione, anche in Italia, vivono il loro mancato rispetto

Nel giorno del 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani - adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948 – Cittadinanzattiva lancia un appello affinché questi diritti siano riconosciuti ed effettivamente tutelati anche all’interno del territorio nazionale.

La tutela dei diritti dell’uomo, infatti, non è questione che riguardi soltanto i paesi in via di sviluppo, quelli afflitti da guerre e carestie o quelli dominati da regimi autoritari. Molto spesso, nei paesi - cosiddetti - avanzati e democratici esistono larghe fasce di popolazione i cui diritti sono compressi o minacciati. Il recente Congresso di Cittadinanzattiva, svoltosi a Roma dal 3 al 6 dicembre scorso, e i congressi regionali - che nei mesi scorsi si sono celebrati in preparazione di questo - hanno fatto emergere alcune questioni urgenti:

1. la condizione dei migranti che si trovano in Italia e che vedono ogni giorno violati i loro inalienabili diritti all’eguaglianza, alla non discriminazione, alla cittadinanza, alla libertà di movimento e di residenza. Cittadinanzattiva chiede pertanto che vengano modificate tutte quelle norme attualmente vigenti che colpiscono questi diritti (per esempio, il legame tra lavoro e permesso di soggiorno o le misure del ‘pacchetto sicurezza’), che venga presto riconosciuto l’esercizio della cittadinanza anche a livello amministrativo, che siano respinte tutte le proposte di tipo discriminatorio come le classi scolastiche per soli stranieri o il reato di clandestinità;

2. la condizione delle persone con problemi di salute mentale ancora oggi – a molti anni di distanza dalla legge Basaglia e dal movimento culturale che l’ha ispirata - spesso sottoposti a trattamenti inumani e degradanti che violano l’articolo 5 della Dichiarazione Universale. Servizi territoriali deboli e ridotti ad ambulatori, residenze ad alto grado di istituzionalizzazione, strutture semiresidenziali pressoché assenti, l'eccessivo carico assistenziale delegato alle famiglie ripropongono gli stessi fattori negativi che hanno favorito in passato il continuo riprodursi dell’assistenza di stampo manicomiale. Cittadinanzattiva chiede dunque un impegno del mondo politico-istituzionale a contrastare queste pratiche, a sostenere le famiglie spesso costrette a carichi assistenziali e a difficoltà psicologiche ed economiche enormi, a promuovere le reti di aiuto e l’esercizio dei diritti dei soggetti deboli;

3. la condizione delle famiglie italiane che, anche a causa della crisi economica internazionale, vivono in condizioni di indigenza e miseria: il loro tenore di vita è spesso insufficiente a garantire salute e benessere. A questi cittadini va riconosciuto il diritto alla sicurezza sociale nonché la realizzazione dei diritti economici sociali indispensabili alla dignità umana e al libero sviluppo della personalità. Cittadinanzattiva chiede espressamente che oltre a provvedimenti tampone come la social card siano messe a punto misure strutturali che, tra l’altro, favoriscano l’accesso al credito e alla casa, l’accesso alle cure, l’assistenza sociale, il controllo e il contenimento dei prezzi dei prodotti e delle tariffe dei servizi di pubblica utilità;

4. la condizione di tutti quei cittadini la cui salute è esposta ai rischi dell’inquinamento ambientale e vivono in situazioni nelle quali il diritto alla vita e alla sicurezza della propria persona è costantemente violato. Molto spesso questi cittadini vivono in situazioni di vera e propria emergenza sanitaria e destinati ad essere affetti da malattie infiammatorie e tumorali. Cittadinanzattiva chiede un forte e rinnovato impegno sul fronte delle politiche ambientali e di uno sviluppo socio-economico sostenibile nonché la realizzazione di politiche di controllo e prevenzione con la partecipazione attiva dei cittadini.

Redazione Online
Siamo noi, quelli che ogni giorno scovano e scrivono forsennatamente notizie di diritti e partecipazione. Non solo le nostre, perché la cittadinanza attiva è bella perché è varia. Età media: 33 anni, provenienza disparata....

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