napoli donna intubata sommersa da formiche in ospedale g2ufi

Una donna in coma, colpita da ictus, tubi e sondini che le entrano in ogni parte del corpo, immobile, indifesa, totalmente incapace di chiedere aiuto o di lamentarsi; totalmente nelle mani di un sistema sanitario chiamato a difenderla, ad occuparsi della sua salute, del suo benessere, della sua dignità di essere umano. La immaginiamo sola, senza una rete familiare in grado di accudirla, una migrante che non ha nessuno che possa starle accanto, se non il personale sanitario della struttura in cui è ricoverata.

Le immagini che osserviamo sono però agghiaccianti. Questo corpo immobile, disteso su un fianco, inerte alle sollecitazioni esterne, completamente ricoperto di formiche che banchettano con la sua carne, che si muovono tra gli spazi del letto. Non un lamento, impossibile vista la condizione, non un aiuto esterno. Il totale abbandono. Forse essendo in coma qualcuno ha pensato che non meritasse un gesto umano, il calore di una carezza, il suono di una voce.

Per noi che lavoriamo quotidianamente, come volontari, a sostegno di un sistema sanitario e dei diritti dei cittadini, immagini come queste certificano un fallimento totale. Ci siamo assuefatti a ragionare di sanità in termini di numeri, di raggiungimento di punteggi LEA, di organizzazione dei servizi, di prevenzione, dimenticando totalmente l'umanizzazione che deve essere alla base di un servizio sanitario.

Quella donna nel letto, immobile, in coma, sola in quella realtà, meritava solo un po' di attenzione, un gesto empatico, un po' di affetto. Invece è stata abbandonata a se stessa proprio perché incapace di lamentarsi. E' stata percepita come un problema in meno del quale occuparsi, come qualcosa da poter lasciare abbandonato in un letto e il tempo o la natura ci avrebbero pensato.

Non credo sia nostro il compito di accertare le responsabilità di quanto successo; per quello c'è la commissione ministeriale e ci sono le indagini interne e della magistratura.

Nostro compito oggi è capire il perché si sia arrivati ad un tale livello di disumanizzazione. Come è stato possibile che una intera struttura, a partire dagli operatori che ogni giorno vivono e lavorano nei reparti, non siano stati in grado di prendersi cura di una donna sola, malata, bisognosa di cure ed affetto? Cosa ci sta succedendo come genere umano? Come abbiamo potuto mettere da parte la nostra capacità empatica, la nostra capacità di provare emozioni, la nostra responsabilità di prenderci cura degli altri.

Il sistema sanitario è malato. La logica del risparmio economico, la contrapposizione politica su ogni singolo argomento, il distacco prodottosi tra operatori sanitari e il compito di cura, sono sintomi di una malattia grave, profonda, che si sta cronicizzando, schiacciata da numeri e procedure. Una malattia che ha allontanato l'essere umano dalla centralità del sistema, che ha modificato il nostro modo di vivere l'altro.

Il sistema accerterà le responsabilità. Chi ha sbagliato pagherà e sarà punito; gli schieramenti politici litigheranno e si lanceranno accuse di ogni genere e, ancora una volta, la donna sola in quel letto di ospedale, intubata, bisognosa di aiuto, perderà la centralità nel mondo.

Abbiamo bisogno di una cura alla malattia che stiamo vivendo, abbiamo bisogno di percepirci nuovamente come esseri umani, abbiamo bisogno di recuperare un senso di responsabilità verso l'altro, abbiamo bisogno di tornare ad essere umani.

Segretario Cittadinanzattiva Campania

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