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Editoriali

“Dobbiamo anche continuare ad essere un problema, un pungolo che rompe gli equilibri. Dobbiamo continuare a stanare ciò che non funziona ledendo diritti, dobbiamo fare pressione per allargare l’orizzonte degli stessi, in piena sintonia con ciò che l’evoluzione dei tempi impone”. Con queste parole, uno dei fondatori del ostro Movimento, Giovanni Moro, ha emozionato la folta platea che ha assistito alle celebrazioni del trentacinquennale del Tribunale per i diritti del malato di Cittadinanzattiva lo scorso 14 giugno in Campidoglio.

Una manifestazione che ha visto la partecipazione di decine e decine di volontari del Tribunale, che quotidianamente offrono la vera forza su cui si basano le nostre attività.  L’imponenza della storia, dei numeri, dei fatti e dei risultati raggiunti dal Movimento è stata il frutto di forze, coscienze, sensibilità, storie, competenze, pensieri, azioni di persone, cittadini attivi, che hanno fondato, animato, sviluppato e sostenuto giorno dopo giorno il Tribunale e i diritti dei cittadini.

Non posso non approfittare di questa occasione per volgere un pensiero e un ringraziamento a tutti coloro che hanno contribuito a realizzarlo, in particolare a chi come Francesco Marabotto, Amos Albertini, Gabriele Ideo, Annamaria Tempesta, Aldo Sardoni tanto si sono spesi per i diritti delle persone malate, hanno lasciato un segno tangibile, ma non sono più qui con noi.

Noi ci siamo, e continueremo ad esserci, perché vogliamo risposte chiare e incisive per una realtà che i cittadini vivono così: difficoltà crescenti ad accedere alle prestazioni di cui si ha bisogno e necessità di compensare mettendo mano al portafoglio, come dimostrano le segnalazioni che gestiamo; costi privati per prestazioni e servizi, oltre che ticket sempre più pressanti ed alti, tanto da rendere le prestazioni offerte nel pubblico più costose del privato in alcuni casi. E intanto il 9,5% della popolazione rinuncia a curarsi (dati ISTAT 2015), mentre i ticket sono aumentati del 25% tra il 2010 e il 2013 e ancora continuano a crescere (+1,1% nel 2014). Non dobbiamo soffocare in nome della crisi economica e del rigore dei conti la domanda forte che c’è oggi, come ieri, di vecchi e di nuovi diritti e di un servizio sanitario pubblico forte, efficiente ed efficace. Anzi la prima azione concreta che chiediamo a Governo e Regioni è l’abrogazione del super-ticket di 10 euro sulla ricetta. La sfida per il nostro Paese è quella di riuscire a mantenere in perfetto equilibrio l’esigenza del pareggio di bilancio con il rispetto, la tutela e il riconoscimento dei diritti dei cittadini tenendo presente che non vi è alcuno standard su quanto un Paese dovrebbe spendere per la salute. La scelta riflette la storia, i valori e le priorità di ciascuno e il sistema è tanto sostenibile quanto noi vogliamo che lo sia.

Gli assi per rilanciare e ammodernare il Servizio Sanitario Nazionale pubblico sono sintetizzabili in tre parole chiave:

1. Servizi. Devono essere garantiti tutti i servizi necessari ed essenziali (i LEA) per soddisfare le esigenze di salute dei cittadini, garantendo qualità e accessibilità universale e tempestiva, secondo principi di appropriatezza, efficienza ed efficacia che evitino sprechi e ridondanze intollerabili da un punto di vista etico prima che economico.

2. Bisogni. Il SSN deve essere centrato sui bisogni di salute e assistenza dei cittadini che cambiano, in un’ottica non solo individuale, ma di comunità.

3. Risorse. Non sono solo quelle economiche, ma anche il patrimonio strutturale, il parco tecnologico, la ricerca, i sistemi informativi, e soprattutto le risorse umane e professionali necessarie per garantire servizi. Questa dimensione sottolinea, fra l’altro, la rilevanza del lavoro di cura, il ruolo della trasparenza e dell’integrità del sistema, l’importanza della qualità dei luoghi dove sono assistiti e vivono i cittadini, il valore dell’innovazione e della ricerca, la centralità della formazione e dell’aggiornamento professionale, il riconoscimento del merito.

Tutto questo si traduce in un rinnovamento dell’attività del TDM per essere all’altezza delle nuove sfide. Vuol dire quindi guidare nelle regioni, con le regioni, e con le aziende sanitarie, la corretta implementazione del nuovo Regolamento sugli standard ospedalieri, sostenendo in particolare l’implementazione del modello ad intensità di cura, centrato sulla persona, non primariati o altre esigenze; sostenere e far attuare lo sviluppo di reti cliniche. Vuol dire anche pretendere e presidiare che sia garantita la giusta contropartita in termini di risposte sicure nei casi di emergenza-urgenza e nell’assistenza territoriale, che veda nelle cure primarie un sistema all’altezza dei bisogni di integrazione, assistenza e presa in carico.

Vuol dire spingere tutti gli attori a superare il proprio “orticello”, per la tutela e il rilancio del SSN, attuando uno dei principi che ha animato i cittadini attivi del TDM: “ciascuno sa che non può ottenere niente per sé, senza ottenere qualcosa per tutti”.

Questa giornata ha rappresentato non solo la celebrazione di trentacinque anni di impegno del Tribunale per i diritti del malato nell’affermazione e nella tutela dei diritti delle persone, ma una ripartenza per proteggere, rilanciare ed ammodernare il Servizio Sanitario Pubblico al fine di renderlo più forte, più accessibile e più vicino ai bisogni dei cittadini.

In occasione di questo importante compleanno, Cittadinanzattiva è uscita con la campagna itinerante “Sono malato anch’io – La mia salute è un bene di tutti”, che sta attraversando tutto il nostro Paese, facendo tappa in 23 diverse città, a partire dal 18 aprile 2015 e fino alla fine del mese di ottobre, ed  è realizzata con il sostegno non condizionato di Abbvie. La campagna è rappresentata nelle principali piazze per due giorni da una “mostra fotografica” sui diritti dei cittadini, ispirata ai 14 diritti contenuti nella Carta Europea dei Diritti del Malato promossa da Cittadinanzattiva nel 2002, e un grande gazebo personalizzato. Tutte le informazioni sono disponibili sul sito www.sonomalatoanchio.org.

Tonino Aceti

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