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I presidi delle scuole torinesi bocciano l’ipotesi di installare metal detector all’ingresso degli istituti, proposta dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara dopo i recenti episodi di violenza. Secondo i dirigenti, la sicurezza non si garantisce trasformando la scuola in un luogo di controllo, ma investendo sull’educazione emotiva e relazionale. Marco Giordano, preside dello Zerboni, sottolinea come il disagio giovanile sia aumentato dopo il Covid e con l’uso massiccio della tecnologia, rendendo più fragili i rapporti tra ragazzi.

I dati parlano di pochi casi, ma rivelano problemi profondi: aggressioni a docenti e gesti intimidatori anche con armi giocattolo. I presidi non negano i rischi, ma giudicano i metal detector una soluzione poco praticabile e più simbolica che efficace. Meglio rafforzare l’empatia, il dialogo e il ruolo educativo della scuola, che non può sostituirsi alla società ma nemmeno rinunciare alla propria missione formativa.

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Fabio Cruccu

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