Farmaci, pesticidi, microplastiche e PFAS rappresentano una fonte di inquinamento silenziosa ma dai costi ambientali, sanitari ed economici elevati. Si trovano ovunque, raggiungono fiumi, laghi e falde acquifere attraverso scarichi civili, industriali e ospedalieri, oltre che dall'agricoltura e dagli allevamenti, accumulandosi negli ecosistemi poiché i depuratori convenzionali non riescono a rimuoverle del tutto. Questi i temi discussi nel corso dell'VIII Forum Acqua, organizzato a Roma da Legambiente in collaborazione con Utilitalia, un'occasione per fare il punto sulle più recenti evidenze scientifiche legate alla sicurezza idrica.
Cosa raccontano i dati:
- secondo un'elaborazione di Legambiente su dati E-PRTR, tra il 2007 e il 2023, gli impianti soggetti a obblighi di comunicazione hanno rilasciato direttamente nelle acque italiane oltre 7.500 tonnellate di inquinanti, tra cui pesticidi, metalli e solventi clorurati;
- resta la massima l'attenzione sui rischi, ancora in parte poco conosciuti, legati alla presenza di microplastiche, PFAS e residui farmaceutici.
Le microplastiche si trovano ovunque: le hanno trovate nel 98% dei campioni prelevati nei laghi di Bracciano, Trasimeno e Piediluco (è il progetto LIFE Blue Lakes coordinato da Legambiente); nel fiume Po e nelle falde acquifere.
Secondo un nuovo studio di CNR-IRSA, realizzato con Legambiente, le microplastiche potrebbero anche contribuire alla persistenza dei geni associati all’antibiotico-resistenza che solo in Italia causa ogni anni circa 12.000 decessi (dati Iss).
A pesare sulla qualità delle acque è in generale anche la crisi climatica: le piogge intense trascinano i contaminanti verso i corpi idrici, mentre siccità e basse portate riducono la diluizione degli scarichi. E l’Italia paga lo scotto di monitoraggi e controlli ancora frammentanti e disomogenei, che lasciano incompleta la conoscenza della diffusione di queste sostanze e rendono più difficile indirizzare gli interventi.
La nuova Direttiva (UE) 2026/805, entrata in vigore a maggio, va nella direzione di una maggiore tutela delle acque Legambiente chiede che l’Italia recepisca la direttiva in tempi rapidi e senza indebolirla





