Negli ultimi giorni, studenti delle scuole superiori e universitari sono scesi in piazza in diverse città italiane con cortei, assemblee e presidi, prevalentemente pacifici, per rivendicare il diritto allo studio e maggiori garanzie per il futuro. Le mobilitazioni, in sintonia con analoghe proteste europee, denunciano il caro vita, l’aumento delle tasse universitarie, il costo dei materiali didattici e soprattutto gli affitti insostenibili per gli studenti fuorisede. Tra le richieste figurano maggiori investimenti nell’edilizia scolastica e universitaria, borse di studio più consistenti e un’università pubblica accessibile a tutti.
L’Unione degli Universitari propone di destinare 1,7 miliardi di euro alle borse di studio e 2 miliardi per rendere gratuita l’università, criticando le priorità della spesa pubblica a fronte delle risorse destinate alla difesa. Le associazioni studentesche chiedono una scuola inclusiva, capace di garantire pari opportunità, solidarietà e dignità, senza costringere i giovani a scegliere tra libri, affitto e spese essenziali. Gli episodi isolati di violenza, inaccettabili, non devono oscurare il significato della mobilitazione: la richiesta di essere ascoltati e di costruire un sistema educativo equo, un lavoro sicuro e un futuro più stabile per le nuove generazioni.





