Anche per il servizio Giustizia sta accadendo qualcosa di simile alla medicina difensiva: quest’ultima consiste nella pratica di diagnostiche o di misure terapeutiche condotte principalmente non per assicurare la salute del paziente, ma come garanzia delle responsabilità medico legali seguenti alle cure mediche prestate. Nel settore giustizia si sta reagendo quasi allo stesso modo, adottando spesso soluzioni discutibili invece che riorganizzarsi e rendere più efficiente il servizio a favore dei cittadini.

Esistono poi una serie di falsi luoghi comuni che hanno creato anticorpi discutibili, realizzando dunque una giustizia difensiva, rendendo complicato ove non arduo domandare tutela al giudice, realizzando una sacca enorme di diniego di giustizia, il tutto complicato anche dalle ultime riforme normative. Tutto questo, invece di affrontare alla radice i problemi della inefficienza della giustizia con una migliore organizzazione del sistema: utenti quasi “intimiditi” che arrivano anche a rinunciare alla tutela dei propri diritti fondamentali, perché economicamente non possono farlo o temono di poter vincere, ma di fatto perdendo.

Continua a leggere.

Valentina Ceccarelli
Classe '78, romana e romanista doc. Laureata in Giurisprudenza, è a Cittadinanzattiva dal 2009. Impegnata nella tutela dei diritti dei cittadini, è consulente del Pit Unico e si occupa delle tematiche di Giustizia per la newsletter. Appassionata di libri, cucina e danza orientale, è convinta che il mondo non si possa cambiare restando seduti.

Condividi

Potrebbe interessarti

Questo sito web utilizza cookie. Continuando la navigazione si accettano gli stessi.