Ennesimo caso di ordinaria ingiustizia. Ad un professionista perugino i giudici hanno riconosciuto il diritto di riscuotere una parcella pari a 340.511 euro, più interessi, dopo ben ventidue anni di processo. Una cifra importante, dunque. Ma non solo quella che finalmente il malcapitato professionista riuscirà ad incassare, quanto quella in anni che ci sono voluti per arrivare al riconoscimento del suo diritto a ricevere il “quantum” che gli è dovuto dal debitore. Una vera e propria odissea giudiziaria, che appare ormai come una "prassi" nel nostro ordinamento e che costringe i cittadini ad invecchiare insieme alle proprie cause.

Esiste un rimedio contro questa ingiustizia? Esiste la Legge Pinto (Legge n. 89/2001) che riconosce il diritto per le vittime della lungaggine processuale ad ottenere un indennizzo a titolo di equa riparazione. Ma la recente Legge di Stabilità 2016 ha rivoluzionato l’impianto normativo della Legge Pinto ed in maniera peggiorativa rispetto ai diritti dei cittadini prevedendo, ad esempio, il dimezzamento degli importi riconosciuti a titolo di indennizzo rispetto alle precedenti previsioni. Cosa è cambiato? Approfondisci su www.corrieredellumbria.corr.it e su www.it.blastingnews.com

Valentina Ceccarelli
Classe '78, romana e romanista doc. Laureata in Giurisprudenza, è a Cittadinanzattiva dal 2009. Impegnata nella tutela dei diritti dei cittadini, è consulente del Pit Unico e si occupa delle tematiche di Giustizia per la newsletter. Appassionata di libri, cucina e danza orientale, è convinta che il mondo non si possa cambiare restando seduti.

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