Sono tanti i progetti di reinserimento sociale per i carcerati e le loro famiglie andati in fumo negli ultimi anni. Per la commissione della Cassa delle ammende, l’ente del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (DAP) che deve finanziare programmi di reinserimento sociale dei reclusi, con le somme versate a fronte di sanzioni disciplinari o pecuniarie che il giudice impone al condannato, questi progetti sono risultati inadeguati. Come centinaia di altre proposte che ogni anno arrivano dalle carceri di tutta Italia.

L’assegnazione è diretta, ma manca un bando di gara ed i criteri di selezione non sono chiari, non si leggono da nessuna parte, l’approvazione è a discrezione della commissione.  Eppure di soldi da investire ce ne sono tanti: nel 2014 il bilancio era pari a 26,7 milioni di euro, un vero e proprio tesoretto inutilizzato. E mai nessuno ai piani alti della Giustizia si è preoccupato della sua promozione. Continua a leggere

Valentina Ceccarelli
Classe '78, romana e romanista doc. Laureata in Giurisprudenza, è a Cittadinanzattiva dal 2009. Impegnata nella tutela dei diritti dei cittadini, è consulente del Pit Unico e si occupa delle tematiche di Giustizia per la newsletter. Appassionata di libri, cucina e danza orientale, è convinta che il mondo non si possa cambiare restando seduti.

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