Amatrice distesa macerie

“C’è una lunga striscia di terra che attraversa l’Italia e che la divide in due. Lunga circa 1300 km. Si chiama Appennino. Parte dalla Liguria e arriva fino al massiccio dell’Aspromonte in Calabria per poi proseguire in Sicilia.” Mentre mia figlia, 4° elementare, mi ripete geografia guardo con lei la cartina del nostro paese. E penso a quanti terremoti ci sono stati nella nostra storia proprio in questi territori. E quanti morti ci sono stati, quante sofferenze, quante storie di persone che hanno perso tutto in un attimo.

In questi mesi l’Italia Centrale ha subito uno sconvolgimento pari, e non credo di esagerare, ai tempi della Seconda Guerra Mondiale.

Intere città e paesi che sono state evacuate e/o portate verso luoghi ritenuti più sicuri, continui controlli sulla sicurezza degli edifici che ogni volta che arriva un terremoto i controlli devono ricominciare da capo, vita quotidiana resettata per una dimensione quasi onirica del futuro.

In termini di lutti il Lazio, e Amatrice, hanno pagato il prezzo più alto. Ma quanto è successo ha rimescolato tutto. E pochi, credo, ne hanno chiara la percezione.

Quando si pensa al terremoto del Centro Italia si pensa alle 4 Regioni colpite (Marche, Umbria, Abruzzo, Lazio), si pensa a 4 diverse amministrazioni, gestioni dell’emergenza, capacità e conoscenze tecniche, economie, peculiarità tipiche che hanno fatto l’identità di queste zone.

Pochi ricordano che in Centro Italia è nata la lingua “italiana”, l’uso del volgare, la cultura popolare che diventa patrimonio di tutti e che costruisce campanili, comuni, rocche per difendersi dai nemici, territorio diviso tra le famiglie vicine al Papa o all’Imperatore. Ogni borgo era o guelfo o ghibellino. E le antiche vestigia rivivono nelle tradizionali rappresentazioni mascherate, nelle giostre, nelle feste di paese. Un campanile è più che un monumento: è un simbolo di identità per le popolazioni che rimanda ai secoli scorsi, alle radici di quel territorio con un passaggio della cultura di padre in figlio che si tramanda in modo arcano, senza wi-fi, senza connessioni, con i rintocchi domenicali, con i ricordi dei tuoi parenti più anziani.

E il cibo non è solo il soddisfare un bisogno primario: è economia locale che si fa storia e futuro alla stesso tempo. Dalle lenticchie di Castelluccio al guanciale di Amatrice. E’ lavoro nei campi, è fatica, è sudore. E’ investimento su nuove tecnologie, ristorazione, turismo, cura del territorio, ricezione alberghiera.

Ecco ora tutto questo dal 24 agosto 2016 non è più.

Questo è lo scenario e la narrazione che dobbiamo avere presente tutti. Dopo la prima scossa si era passati da una fase di emergenza a una dove molti lasciavano intendere che la fase emergenziale fosse finita e si stesse entrando in quella della ricostruzione.

Purtroppo ci sono stati altri terremoti. Ma anche senza quelli la fase emergenziali non era mai finita.

Per tre semplici e invalicabili motivi.

Primo: la cura del territorio è stata sostanzialmente abbandonata negli ultimi 30 anni. Le strade sono vecchie e mal curate. In una situazione emergenziale la viabilità è fondamentale.

Secondo: l’economia locale vive di agricoltura, zootecnia e quindi di ristorazione e turismo. C’era il tempo necessario per mettere in sicurezza dal 24 agosto gli allevamenti in vista dell’inverno (nel libro di mia figlia al tema Appennini c’è scritto molto chiaramente che negli Appennini d’inverno nevica…).

Terzo: lo smaltimento delle macerie che sono considerati rifiuti speciali implica una serie di attività che impongono di avere tempo e luoghi dove “stoccarle”.

Queste situazioni erano e sono ben chiare a chi vive in quei luoghi.

Ma vi è stata una narrazione differente. Il terremoto del 30 ottobre e poi quello del 18 gennaio ha tolto ogni alibi a questa narrazione di comodo.
Cittadinanzattiva Lazio con la nostra realtà territoriale di Rieti ha attivato una serie di sostegni sin dalla mattina del 24 agosto. Sarebbe lungo ora raccontarli tutti. Mi voglio però soffermare sull’ultimo, in ordine di tempo, impegno: la sicurezza nelle scuole. La scorsa settimana a Rieti abbiamo incontrato dei genitori di Rieti che sono attivi sul tema della sicurezza nelle scuole nel capoluogo sabino. La situazione è particolarmente delicata e di non semplice soluzione. Abbiamo inviato, anche grazie al lavoro della rete Scuola di Cittadinanzattiva nazionale, a tutti i Sindaci della Provincia di Rieti e al Presidente della Provincia una richiesta di informazioni circa lo stato di sicurezza degli edifici scolastici. Vedremo chi e cosa ci risponderanno.
Chiudo con un dato e con una suggestione di una mamma.

Il dato: in Italia negli ultimi 120 anni ci sono stati oltre 130.000 a causa dei terremoti.

La suggestione della mamma: questa signora mi raccontava che nei giorni scorsi da Rieti era andata nelle Marche e aveva fatto la Salaria. Prima del terremoto la Salaria era costellata di luci di borghi, di frazioni, di paesi che si intervallavano tra di loro quasi a darsi il testimone in una staffetta che accompagnava il viaggiatore fino a casa. Ora si fanno 150 km nel buio più totale.

Ecco oggi l’Italia centrale, il cuore di questo nostro paese è buio.

Ma abbiamo compreso, anche sulla nostra pelle, che si potrà riaccendere la luce della speranza rimettendo al centro della scena i cittadini che sono i veri animatori, promotori e sostenitori interessati di questi borghi incredibili e antichi.

Elio Rosati
Classe '69, laurea in Scienze Politiche, sposato con Tiziana, una meraviglia di figlia di nome Alessia, impegnato con passione nel movimento dal 1994 con diversi incarichi e responsabilità con particolare attenzione al territorio e alle politiche di promozione della cittadinanza attiva. Faccio parte dell'Ufficio Partecipazione e Attivismo Civico (PAC). Risolvere problemi il mio mestiere.

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