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Cinque giovani mamme e i loro piccoli in grembo morti in sette giorni. Vite spezzate sul nascere e famiglie alle quali è stato rubato il futuro. Famiglie sulle quali lo Stato si appresta a rovesciare l'onere della prova per il risarcimento del danno, attraverso il Disegno di Legge Gelli sulla Responsabilità professionale del personale sanitario in approvazione alla Camera dei Deputati la prossima settimana. Di questo stiamo parlando. Si è vero, i dati sulle morti materne pongono l’Italia in linea con altri paesi dell’Unione europea, con circa 10 casi ogni 100mila bambini nati vivi, ma è vero anche che l’Istituto Superiore di Sanità afferma che intervenendo sulle “criticità” possiamo ridurre la mortalità materna di circa il 50%. In pratica possiamo salvare decine di vite ogni anno.

Ma queste criticità si stanno affrontando tutte, adeguatamente e per tempo? Il Ministero della Salute e le Regioni stanno facendo tutto ciò che è necessario e previsto dalla Legge per mettere in sicurezza il percorso nascita nel nostro Paese? Tutto questo è dato saperlo ai cittadini? Questi oggi riescono ad apprendere agevolmente se la propria Regione e/o la struttura presso la quale intendono partorire rispetta tutti gli standard previsti dalla normativa vigente?
La verità è che si è fatto ancora troppo poco, troppo lentamente e con poca trasparenza. Ecco il perché.

Leggi il testo dell'editoriale sul sito del Sole 24ore Sanità

Tonino Aceti

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