Secondo l'ultimo rapporto ISTAT, al 1° gennaio 2010, gli immigrati "regolari" sono 4,2 milioni, rappresentando il 7,1% della popolazione totale in Italia. Tra i fattori che hanno contribuito all'aumento della popolazione immigrata vi sono il decreto flussi 2008, l'ingresso dei cittadini neocomunitari romeni e bulgari e la crescita del numero dei ricongiungimenti familiari.



Il rapporto attesta un insediamento sempre più stabile e strutturale degli immigrati, non sempre facilitato dalla legislazione, sia per quanto riguarda l'offerta di pari opportunità per il loro sereno inserimento nel paese, sia per la garanzia della stabilità del loro soggiorno: nell'ultimo anno infatti sono scaduti, senza essere rinnovati, 684.413 permessi di lavoro, costringendo gli interessati al rimpatrio o al rifugio nel lavoro in nero.
Nel rapporto viene anche evidenziata la presenza di circa mezzo milione di persone in posizione irregolare e ben 16.086 rimpatri forzati (lo stato può spendere fino a 10.000 euro l'uno).
L'immigrazione straniera è cresciuta soprattutto nell'ultimo decennio, con un aumento di circa 3 milioni di unità, con segnali sempre più evidenti del fenomeno in questione: dalla crescente presenza di famiglie con almeno un componente straniero, al numero dei minori (993.238); dall'incidenza sulla popolazione residente (7,5%) a quella sulla forza lavoro (oltre 10%): dal numero degli occupati (oltre 2 milioni) a quello dei titolari di impresa (228.540); dalle acquisizioni di cittadinanza (66.000) ai matrimoni misti (21.357).

D'altro canto si assiste da anni alla diminuzione dei nuovi nati in Italia, sui quali i figli dei cittadini stranieri acquistano sempre più un peso crescente (14% nel 2010 ma 18,4% considerando i nati da madre straniera e padre italiano).
Va osservato, poi, che la popolazione immigrata è più giovane di quella italiana (l'età media è di 32 anni, 12 in meno degli italiani) e incide positivamente sull'equilibrio demografico con nuove nascite e nuove forze lavorative. In tema di forza lavoro gli immigrati versano annualmente oltre 7 miliardi di contributi previdenziali; inoltre, assicurano una maggiore flessibilità territoriale, essendo disponibili ad inserirsi in tutti i settori lavorativi, a differenza dei lavoratori italiani.
Se a ciò si aggiunge la crescita zero degli italiani, è facile osservare una presenza massiccia dei minori figli di stranieri, che sfiorano in Italia il milione e aumentano ogni anno ad un ritmo superiore alle 100.000 unità (a questi si aggiungono 5.806 minori non accompagnati).
Le persone di seconda generazione sono quasi 650.000, nate sul posto ma senza cittadinanza, gli iscritti a scuola nell'anno scolastico 2010/2011 sono 709.826 e gli universitari stranieri ammontano a 61.777.
Non mancano tuttavia indicatori di disagio, ad esempio a livello abitativo, e sono numerosi i casi di discriminazione segnalati dall'Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR).

 

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