il Ministero dell'Interno ha sei mesi per rifare il capitolato d'appalto a tutela di salute e vulnerabilità.
Il Consiglio di Stato (Sezione Terza, sentenza n. 5450/2026) ha accolto il ricorso presentato da ASGI e Cittadinanzattiva APS: il Ministero dell'Interno ha dato un'attuazione solo parziale alle precedenti disposizioni dei giudici e dovrà, entro sei mesi, condurre una reale e approfondita istruttoria sulle condizioni di salute nei Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) al fine di emanare un nuovo capitolato d'appalto.
Il Collegio ha accertato che il Viminale si era limitato a uniformare formalmente il capitolato alla direttiva ministeriale del 19 maggio 2022, eludendo però l'obbligo di valutare le concrete condizioni di vita all'interno delle strutture. I giudici hanno evidenziato la totale assenza di un'istruttoria reale sull'assistenza sanitaria e psicologica, sulla tutela delle persone con vulnerabilità psichiatrica e sulle misure di prevenzione dei suicidi. Con la nuova pronuncia, il Consiglio di Stato impone un termine di sei mesi entro il quale il Ministero dell'Interno dovrà effettuare una ricognizione puntuale della situazione. Questa dovrà includere l'analisi dell'assistenza sanitaria, della carenza formativa del personale e degli episodi critici verificatisi nell'ultimo quinquennio, il tutto in stretta sinergia con il Ministero della Salute e il Garante nazionale.
La vicenda trae origine dalla sentenza n. 7839/2025 del Consiglio di Stato, che aveva annullato in parte il precedente schema di capitolato di appalto, imponendo l'introduzione di modifiche essenziali per garantire la tutela della salute e prevenire il rischio suicidario nei centri. L'11 marzo 2026, grazie al lavoro del collegio composto dagli avvocati e dalle avvocate Giulia Crescini, Salvatore Fachile, Gennaro Santoro, Ginevra Maccarrone, Maria Teresa Brocchetto, Loredana Leo, Livia Stamme e Valeria Capezio, ASGI e Cittadinanzattiva avevano presentato un nuovo ricorso, denunciando come l'operato ministeriale si fosse rivelato "un'operazione meramente formale". Le associazioni contestavano la persistente e grave lacuna nella disciplina, aggravata dal mancato coinvolgimento attivo delle autorità sanitarie e di garanzia.
Le associazioni commentano così la decisione dei giudici: "In Italia, solo le persone straniere possono essere trattenute in luoghi la cui gestione è totalmente affidata a privati. In questo contesto, il capitolato d'appalto è l'unico strumento giuridico in grado di imporre agli enti gestori le attività e i servizi necessari a garantire i diritti fondamentali delle persone trattenute. Per questo il Consiglio di Stato richiede un'esecuzione piena e seria della sentenza, in cui un ruolo essenziale spetta ai soggetti intermedi, come il Ministero della Salute e il Garante nazionale, che hanno l'obbligo di verificare e segnalare le criticità esistenti nei centri".





