L'ultimo rapporto del Garante nazionale per i diritti delle persone private della libertà delinea un quadro allarmante per le carceri italiane, che oggi ospitano 63.940 persone detenute, di cui 61.142 uomini e 2.798 donne. La popolazione carceraria è composta per oltre il 95% da uomini e vede una presenza straniera stabile intorno al 31,47%. Nonostante la maggior parte dei reclusi stia scontando condanne per reati contro il patrimonio o contro la persona con pene residue inferiori ai tre anni — soglia che permetterebbe il ricorso a misure alternative — il sistema fatica a gestire il turnover, restando congestionato in una spirale di illegalità diffusa. Il dato più critico riguarda il sovraffollamento, che ha raggiunto una media nazionale del 138%, con punte drammatiche che superano il 200% in alcune strutture.
Questa condizione di cronica mancanza di spazio vitale ha portato i Tribunali a condannare lo Stato italiano innumerevoli volte per trattamenti inumani e degradanti, dopo la storica sentenza pilota Torregiani, confermando le denunce delle associazioni che si occupano di tutela dei diritti umani. In questo contesto già fragile, desta preoccupazione anche la situazione delle 21 madri detenute con i loro 25 bambini: una realtà su cui pesano le recenti modifiche normative del Decreto Sicurezza, che hanno reso facoltativo il rinvio della pena per le donne con figli sotto l'anno di età, prevedendo la possibilità della detenzione negli Istituti a custodia attenuata (Icam), complicando ulteriormente la tutela del legame affettivo e della dignità dei minori. Leggi di più





