La Camera dei Deputati ha approvato in prima lettura il Disegno di Legge sul riconoscimento e la tutela dei caregiver familiari. Nonostante si tratti di un provvedimento atteso da anni da milioni di persone che ogni giorno si prendono cura di un familiare non autosufficiente, il testo licenziato dall’Aula desta profonda preoccupazione e rischia di disattendere i veri bisogni delle famiglie.
Cosa prevede il nuovo provvedimento
Il DDL introduce una definizione nazionale del caregiver, suddividendolo in quattro profili in base alle ore di assistenza garantite ("prevalente", "convivente", "non convivente" e "a impegno ridotto"). A grandi linee, la norma prevede:
- un contributo economico fino a 400 euro mensili (1.200 euro a trimestre), vincolato ai limiti delle risorse finanziarie disponibili e riservato esclusivamente al caregiver della fascia "prevalente", ovvero chi convive con l'assistito e presta almeno 91 ore di cura a settimana.
- Stringenti vincoli per l'accesso al sussidio: è richiesto un ISEE non superiore a 25.000 euro e un reddito lavorativo lordo annuo sotto i 3.000 euro (oppure l'assenza totale di un'occupazione).
- Il coinvolgimento nei percorsi di cura, con l'inserimento formale del caregiver nel Piano Assistenziale Individualizzato (PAI) e l'istituzione di un certificato di qualifica rilasciato dall'INPS.
- Alcune agevolazioni lavorative e sociali, tra cui la priorità di passaggio dal tempo pieno al part-time, misure a supporto del lavoro agile e l'estensione fino ai 18 anni per l'uso del congedo parentale in caso di figli con disabilità.
Come Cittadinanzattiva abbiamo espresso un giudizio critico: il DDL, così come impostato, rischia di burocratizzare la fatica della cura e di isolare il caregiver. Invece di istituire un sistema universale di tutele, la norma introduce criteri eccessivamente selettivi e rigidi, come la soglia di 91 ore settimanali e l'incompatibilità di fatto con un'occupazione lavorativa stabile, finendo per generare nuove disuguaglianze ed esclusioni tra chi vive carichi assistenziali altrettanto gravosi.
Per rendere davvero esigibile la dignità di chi assiste, servono:
- servizi di sollievo certi e strutturati all’interno dei Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali (LEPS), per non lasciare le famiglie sole nella gestione quotidiana.
- Tutele lavorative e previdenziali effettive, capaci di conciliare vita, occupazione e salute del caregiver.
- Sostegni slegati da meri tetti burocratici, che riconoscano il valore sociale universale dell’attività di cura.
Il testo passa ora all’esame del Senato. Il nostro impegno prosegue affinché a Palazzo Madama il provvedimento venga modificato in modo sostanziale: il lavoro di cura deve diventare una responsabilità collettiva e un diritto garantito, non un fardello privato confinato tra le mura domestiche.
Il testo della Legge approvato
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