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L’obiettivo dell’iniziativa, attraverso la realizzazione della Raccomandazione civica, è di rimettere al centro delle priorità istituzionali le politiche per la cronicità e i bisogni di salute delle persone con BPCO, che con l’emanazione della NOTA AIFA 99, continuano ad essere disattesi.

L’intento è di suggerire ai decisori istituzionali proposte che possano ridurre gli ostacoli (accesso di visite, esami spirometrici) e garantire ai pazienti le cure e l’assistenza di cui hanno bisogno, attraverso l’implementazione di percorsi di presa in carico (PDTA) che garantiscano i medesimi standard su tutto il territorio, semplificazione dei passaggi e adeguata presa in carico al domicilio.  

In questa cornice, v’è la volontà di promuovere il rafforzamento della prevenzione e la promozione di sani stili di vita, per rendere più consapevole la popolazione generale dei fattori di rischio legate alla BPCO (primo fra tutti il tabagismo) e puntare a sviluppare un approccio particolarmente attento a potenziare l’aderenza dei pazienti alle prescrizioni mediche, da anni drammaticamente bassa e a migliorare l’accesso alla riabilitazione respiratoria.

L’attenzione alla broncopneumopatia cronica ostruttiva, conosciuta anche con l’acronimo BPCO, è stata inevitabile in un contesto straordinario caratterizzato dall’emergenza sanitaria da SARS-CoV-2 trattandosi di un virus che interessava le vie respiratorie. 

La BPCO è una patologia dell’apparato respiratorio, cronica o parzialmente reversibile, definita dalla Global Alliance against Chronic Respiratory Diseases (GARD) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) come una condizione patologica “prevenibile e curabile” caratterizzata da persistenti sintomi respiratori e limitazione/ostruzione al flusso aereo, che è dovuta ad anomalie delle vie aeree e/o alveolari solitamente causate da una significativa esposizione a particelle nocive o gas.

Globalmente, si prevede che il costo per la gestione della BPCO aumenti nei prossimi decenni a causa della continua esposizione ai fattori di rischio e dell’invecchiamento della popolazione. Uno dei principali fattori di rischio è il fumo da tabacco (è spesso definita “malattia del fumatore”), ma fattori genetici (deficit di alfa 1-antitripsina) e ambientali e professionali (inquinamento atmosferico indoor e outdoor, esposizione a fumi, polveri e inalanti chimici), possono essere determinanti importanti dell’insorgenza della malattia.

Già da prima della crisi pandemica, questa patologia rappresentava un problema di sanità pubblica a livello globale, per le ricadute sulla salute, a causa dell’elevata mortalità e morbilità, sull’organizzazione dei sistemi sanitari e sui costi sanitari e sociosanitari (diretti e indiretti) ad essa correlati.

Nel mondo si stima che circa 328 milioni di persone siano affette da BPCO, che rappresenta la 4° causa di morte (6% di tutte le morti).

La patologie respiratorie sono la terza causa di morte in Europa (una media di 75 morti per 100.000 abitanti nel 2016), dopo le malattie cardiocircolatorie e il cancro.

In Italia, la prevalenza di persone con BPCO è stimata dall’Istat al 5,6% (circa 3,5 milioni di persone) e il 15-50% dei fumatori sviluppa la malattia.

Nonostante sia ampiamente diffusa rimane ancora oggi una patologia sottostimata: non viene individuata fino al momento dell’aggravarsi dei sintomi, spesso in occasione di ricovero.

L’identificazione di nuove diagnosi di BPCO ha subito nel periodo della Covid-19 una importante contrazione, dovuta all’impatto della pandemia, con ricadute sull’assistenza dei cittadini “non-Covid” e dei pazienti cronici, per il “peggioramento delle condizioni di salute delle parti più fragili della popolazione (Corte dei Conti).

Secondo Osservasalute, sono circa 24 milioni le persone in Italia con cronicità e una stima di spesa a livello UE pari circa a circa 700 miliardi di euro l’anno.

Per maggiori informazioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.



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l contributo non condizionante di

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