Editoriale

punto_18_09Molto spesso le organizzazioni civiche sono prese dal fare, dal fare bene, dal fare tanto, dal fare presto… ma quanto tempo dedicano a “rendere conto”?
Rendere conto di cosa?
Di come sono stati impiegati il proprio tempo, le proprie energie, le proprie risorse, di come ci si è spesi per perseguire determinati obiettivi piuttosto che altri.
Rendere conto a chi?
Ai volontari, ai beneficiari delle proprie attività, alle istituzioni, ai sostenitori.

Il Ministro Brunetta ha annunciato di voler promuovere la fase due del suo “piano industriale”: non più solo lotta ai fannulloni e agli assenteisti, ma premi per i bravi e valutazione del merito. Tra i bravi, i cui nomi sono stati pubblicati nel sito del Ministero ci sono andati a finire anche alcuni amici di Cittadinanzattiva, funzionari (come Maria Sasso dell’Assessorato alla trasparenza e alla cittadinanza attiva della Regione Puglia o Mauro Bonaretti, direttore del Comune di Reggio Emilia) ed enti, il più significativo dei quali è la Asl di Nuoro per aver fatto l’audit civico con noi.
Ma la fase due riguarda anche la valutazione ed è su questo tema che il Ministro si è voluto confrontare con Cittadinanzattiva.

 

Perché, nonostante i reiterati tentativi - ultimo quello del Ministro Brunetta - è così difficile e controverso riformare la Pubblica Amministrazione? Dagli anni '90 di leggi e di provvedimenti ne abbiamo visti tanti: basta ricordare il lavoro di Cassese, la Direttiva Ciampi, parte delle leggi Bassanini. Autocertificazione, trasparenza degli atti amministrativi, customer satisfaction, responsabilità dei dirigenti, le carte dei servizi, i premi di produttività, conferenze annuali dei servizi aperte al pubblico, ufficio per le relazioni con il pubblico. I cittadini italiani si augurano, e noi con loro, che il nuovo Ministro riesca nel suo difficile intento di far funzionare la Pubblica Amministrazione, ma, dopo molte illusioni e delusioni, ci domandiamo se basti quanto messo in campo da Brunetta, o se al contrario non sia necessario rompere la autoreferenzialità di questo settore così importante della vita pubblica.

 

 

290 euro al mese che, considerando 10 mesi di utilizzo del servizio, portano la spesa annua a famiglia a circa 3.000€. Tanto costa mediamente in Italia mandare il proprio figlio all'asilo nido comunale, fra difficoltà di accesso, alti costi e disparità economiche tra aree del Paese difficili da giustificare: in una provincia, la spesa mensile media per il tempo pieno può avere costi anche tre volte superiori rispetto ad un'altra provincia, e doppi tra province nell'ambito di una stessa regione. Ad esempio, a Lecco la spesa per la retta mensile, di 572€, è più che tripla rispetto a Roma (146€) e più che doppia rispetto a Milano (232€).

 

All’indomani della legittima preoccupazione manifestata dai vertici della Autorità dell’energia elettrica e del gas relativa al rischio che le imprese potessero trasferire interamente sui prezzi il peso fiscale derivante dalla Robin Tax con gravi ripercussioni per le tasche dei cittadini, un emendamento della Lega ha rischiato di decapitare l’importante Autorità di Regolamentazione.La motivazione del contenimento della spesa e della riduzione degli organi collegiali, è sembrata da subito solo un pretesto. Solo nella nottata poi, dopo la reazione delle associazioni di consumatori, ma anche del mondo dell’impresa l’emendamento scellerato è stato stralciato.

 

 

 Al Governo e al Parlamento
Appello contro i tagli indiscriminati alla spesa sanitaria e sociale

La prossima manovra Finanziaria 2009-2011, così come prospettata dall’attuale Governo, prevede tagli ingenti alla spesa sanitaria - 2 miliardi per il 2010 e tre miliardi per il 2011 - che incideranno in modo determinante sulla salute e sulla qualità della vita dei cittadini del nostro Paese che hanno bisogno di cure.

È una buona notizia quella che i cittadini non abbiano abbandonato la farmacia: allontana definitivamente lo spauracchio del consumismo farmaceutico che, secondo i detrattori delle liberalizzazioni, sarebbe stato prodotto dalla vendita dei farmaci nella grande distribuzione. Ma proprio per questo usare l'argomento per andare contro le liberalizzazioni ci sembra un controsenso. Piuttosto bisogna procedere su questa strada, anche alla luce della diminuzione dei prezzi che non si sarebbe altrimenti mai avuta, soprattutto all'interno delle farmacie, e considerare in modo unitario i temi dell'accesso, della qualità e del costo dei farmaci, intervenendo per esempio sul canale della distribuzione.

 

 

vittime bullism 2015 02 26

"Un aeroporto con una torre di controllo poco efficiente e un po' di erbacce sulla pista": una immagine ed un titolo che parlano da soli così come i dati emersi dalla Prima indagine sui comportamenti violenti a scuola, realizzata dalla Scuola di cittadinanza attiva e presentata lo scorso giugno a Roma. Dalla mole dei dati raccolti (5.418 studenti e 592 insegnanti delle scuole secondarie intervistati) si possono trarre informazioni ed indicazioni molto precise. Innanzitutto, emerge con chiarezza come sia più opportuno e necessario parlare di comportamenti violenti a scuola e non solo di bullismo (termine usato troppo spesso in modo improprio) perché purtroppo a scuola da qualche anno si manifestano situazioni di disagio e di illegalità più diffuse e variegate che non nel passato che vanno conosciute e fronteggiate con strumenti e modalità diversi.

 

Da circa dieci anni, quando si parla di tutelare diritti "collettivi" dei cittadini, per moda, per abitudine, a volte per mancanza di informazione, la risposta è "class action". È andata come è andata, lo sappiamo. Per quanto riguarda la possibilità di intraprendere azioni giudiziarie collettive, è slittato tutto di sei mesi. Ma, forse, qualcosa di positivo ci può essere in questo rinvio. Nella tutela messa in campo dalle organizzazioni civiche, infatti, non tutto è azione giudiziaria, non tutto si esaurisce nella class action; e sarebbe importante conoscere gli altri strumenti a disposizione, per poter usare, a seconda dei casi, quello più opportuno. Cosa troviamo nella cassetta degli attrezzi?

 

ImageUna settimana, quella che si sta chiudendo, all'insegna del tempo perturbato, almeno per quanto riguarda i diritti dei cittadini. Infatti, all'annuncio della possibile depenalizzazione del reato da errore medico fatto dal Sottosegretario alla Salute Fazio, si è immediatamente aggiunta una pessima notizia. Si tratta del rinvio sino all'inizio del 2009, nella migliore delle ipotesi, dell'avvio della class action all'italiana, l'azione risarcitoria collettiva. 

Non male come "infilata"! Nessun pregiudizio e nessun preconcetto nei confronti del nuovo governo, solo l'auspicio di trovarlo accanto ai cittadini nelle mille emergenze della loro vita quotidiana che fa i conti con servizi non proprio al top della qualità e del rispetto dei loro diritti.

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